Dienstag, 28. April 2009

... Childhood's End?

[...]
[...]
"... The child before they broke his heart,
our heart, the heart that I believe was lost..."



Di quegli anni, la bella Jana dalla pelle trasparente e gli occhi di cristallo ricorda gli imponenti prefabbricati Q3a e lo scricchiolante linoleum che rivestiva il pavimento del soggiorno; il pudding Komet alla vaniglia e l'odore penetrante di cavolo bollito; Frau Elster, le Juwel del papà e le domeniche in Sassonia su una Trabi azzurro cielo.

Aveva sei anni ed era il 1987, o giù di lì, e a Lipsia pareva che il tempo seguitasse a scorrere con la sua consueta lentezza. Il mondo però stava cambiando: a breve le preghiere nella Nikolaikirche si sarebbero moltiplicate e trecentomila persone sarebbero scese in piazza ponendo l’accento sulla libertà di espressione; mentre a Berlino quelli dell'Ovest avrebbero suggellato l'amicizia con i loro vicini dell'Est a suon di boccali di birra, il KaDeWe sarebbe stato preso d'assalto da "Ossi" curiosi e famelici di un Occidente tanto mitico quanto la civiltà di Atlantide e le luci del Ku'damm avrebbero accecato gli occhi di coloro i quali, per una vita intera, si erano trascinati lungo strade prive di colore. In ogni caso, in quegli anni, sia io, sia la bella Jana - che era un po’ più grande - vivevamo ancora in una realtà dai toni pastello, candida e lieve, leggera come una piuma e pura quanto la prima neve, e le nostre bocche erano sporche di latte, le ginocchia sbucciate e le dita imbrattate di terra. La storia come poliedro, con tutte le sue lame e i suoi innumerevoli coltelli, ci avrebbe trafitto soltanto molto tempo dopo.

Io di quel periodo, a differenza di Jana, ho ricordi davvero confusi, consistenti quanto la seta, quasi impalpabili, dolci per la loro essenza calcificata nei frammenti di passato e, forse, neppure troppo reali, come filtrati: costruiti a posteriori sui racconti della mamma o sulle fotografie ingiallite dal tempo. Un po’ come può accadere anche con i sogni… che talvolta, al risveglio, si credono svaniti e non si riescono a riportare alla mente, poi, d’un tratto, proprio nel momento in cui si prova a raccontarli o a trascriverli, ritornano vivi e la loro trama si arricchisce di nuovi particolari, ma i confini fra questa dimensione onirica e la realtà più veritiera cominciano a perdere di nitidezza e sfumano gli uni negli altri…

[…]

… Oggi è piovuto ininterrottamente per l’intera giornata, con lo stesso ritmo e la stessa intensità, e sembrava che il cielo ci stesse rovesciando addosso tutta la sua rabbia. I campi si sono lasciati violentare dalla corrente del fiume e ora sono pregni di acqua sporca e stagnante. Nessuna aria sottile, nessuna grandine sui miei pensieri - nonostante questa pioggia metallica - e nessun Canto di Primavera, ma fango maleodorante, vento che sferza il viso e una di quelle umidità che ti penetrano nelle ossa. E allora io non ho potuto far altro che rifugiarmi nella mia tana, con lo Zarathustra e la sua Vipera, il the bollente e i miei pastelli colorati… E ho studiato. Poi verso sera, più per la ricerca di una qualche effimera distrazione che per la brama di ordine, ho risistemato alcuni vecchi cassetti e mi è scivolata fra le mani proprio questa istantanea…





E che la pioggia battente sui vetri della mia finestra, freddi e coperti di polvere, e il calore avvolgente della voce di Cohen cominciassero a giocare a rimpiattino con la memoria bisognava solo aspettarselo. Mi sono salite le lacrime agli occhi, ho cominciato a ricordare e la matassa del tempo, pian piano, ha preso a dipanarsi. Le briglie della mente si sono sciolte…

… La primavera precedente, a migliaia di chilometri di distanza da me e forse un po’ meno da Jana, il reattore n. 4 della centrale nucleare V.I. Lenin di Černobyl' era saltato in aria e molte città ucraine si erano trasformate in città fantasma, intanto nel resto dell’Europa i prezzi delle verdure scendevano drasticamente e, per paura delle possibili radiazioni, diventava pericoloso persino bere l'acqua del rubinetto, ma questo... a dire il vero... me l’hanno raccontato... Perché io, di quegli anni, ricordo solo Milly che, un giorno dopo l’altro, ritrovava la sua felicità; la nonna che tornava a casa dall’ospedale con la sua vita accartocciata nella fodera di un paltò e il nonno che fischiettava la canzone del treno fermo alla stazione, oppure quella di Lili Marlene. Soprattutto, però, ricordo il fiume Po - confine entro il quale era racchiuso il nostro piccolo mondo in quel 1987 -, la sua acqua tiepida, quasi stagnante e viscida, e l’odore della plastica bruciata al sole; la pelle che pizzicava e odorava di estate e i sassolini a punta che nessuno di noi, né Luigi, né Enrico, né tanto meno io, riuscivamo a far rimbalzare nella corrente.

Ci portavano a Po quasi ogni domenica e ci sembrava di andare in capo al mondo. Noi che, non avendo mai visto il mare, pensavamo che fosse un fiume soltanto un po’ più grosso e salato… Partivamo su una Regata station wagon stipata sino al tettuccio, vecchia e con la marmitta che vibrava, e la parcheggiavamo lungo la strada sterrata, appena fuori dalla città, poi scendevamo lungo il fiume… e aspettavamo che il sole si consumasse. Il papà di Enrico e Luigi pescava pesci che mai avrebbe ucciso e le nostre mamme dividevano quelle ansie che nessun bambino poteva ancora comprendere.

[…]

Ognuno di noi si porta dentro un qualcosa, un frammento di quello che è stato prima di quello che è ora… e che questo qualcosa sia il forte odore delle sigarette orientali, l'azzurro cielo di quell’auto attesa per quasi quindici anni - peccato di tracotanza e fonte di imbarazzo per la famiglia di Jana, per "avere osato" e non essersi accontentata dell'efficienza ferroviaria della Repubblica Democratica Tedesca -, oppure l’odore dell’acqua del Po e della plastica bruciata al sole ha ben poca importanza. Perché l’importante è ricordare, registrare pensieri, emozioni e sensazioni; per poterli congelare, in un futuro non troppo distante, in un tempo e in uno spazio preciso. E magari anche trascriverli… Per poi averli fra le mani quei ricordi e farli rivivere, proprio così, come mi è accaduto oggi con questa vecchia istantanea. Perché a volte, sembrerà banale a dirsi, ma dimenticare è un po’ come perdere una parte di sé e non aver vissuto. E narrare è un po’ come resistere… e tornare con la mente a quel che si era, a quel che un giorno si sognava di essere.. e riprendere in mano la propria vita. Forse con un po’ più di coscienza.




“… You the child that once loved,
before they broke his heart,
our heart, the heart that I believe was lost.
So it’s me I see, I can’t do anything.
I’m still the child,
‘cos the only thing I lose misplaced was direction.
There is no childhood’s end.
I’m your childhood friend, lead me on...”

(Childhood’s End? _ Marillion)





... E ora che ricordo chi sono stata e chi è stata Jana, posso anche ricominciare. E posso ricucire tutti quegli strappi che si sono creati nella tela della mia vita.




Lunedì, 27 aprile 2009, ore 23.36

Freitag, 17. April 2009

Una delle Generazioni Perdute aspetta Godot





17 aprile 2009
00,19





Caro Michele,




… è un eterno appellarsi al cielo d’oltre manica, quello che tu ben conosci, così diverso dal cielo italiano, così imponente e pesante da farti sentire piccola quanto un granello di sale.


Oggi qui tutto ricordava una fotografia in hdr, una di quelle in cui i colori sono talmente elaborati e saturi che sembra debbano esplodere da un momento all’altro. Le nuvole correvano basse ed erano bianche e gonfie, con i contorni netti e ben delineati, mentre l’erba, umida e verde, odorava di pioggia e di terra, proprio come quella dell’Irlanda. Ho ascoltato i Modena City Ramblers tutto il giorno… forse per nostalgia, forse perché è primavera, o forse, semplicemente, perché avrei voluto correre anch’io sui Sentieri delle Fate e pregare il Dio dei Viaggiatori affinché potesse donarmi quel coraggio che ho perso.
Poi, quasi d’un tratto, questo oggi saturato è sfumato in un tramonto color tulipano e ora è notte fonda. Come ogni sera, la candela comincia a consumarsi e a incrostare di cera l’ampolla dentro la quale è contenuta e il cielo ha smesso di ansimare: riposa quieto accanto alle montagne, mentre io annego nel mio spleen tardo-adolescenziale… Mi abbandono alla malinconia caustica di Lolli e alle parole al vetriolo di Rino Gaetano, dal momento che, stamattina, se tu non l’avessi ancora intuito, ho incontrato Maurizio...

Filava come il vento lungo Corso Margaret Queen, sulla sua Zecchini degli anni ’50, e, come te in quei giorni in cui gli zingari ci sembravano ancora felici, aveva gli occhi chiusi a fessura e le labbra contorte in uno sforzo. Perché quando ci si allontana dal corso del fiume, la strada comincia a salire e tocca spingere sui pedali, alzarsi dal sellino e magari ripensare a quelli che riuscirono a salvare l’Italia pedalando, al vecchio Coppi o quel Ginettaccio dal naso triste...
Beh… io, a Maurizio, ho fischiato forte, così come mi avevi insegnato tu, con le due dita infilate in bocca, e lui mi ha sentita e si è fermato.




Continua ad essere dritto e secco quanto un fuso e i suoi occhi non hanno perso la profondità di un tempo. Non ha mai cercato la felicità o il dolore nel fumo di una sigaretta, ma ora è diventato uno di quei Fratelli Figli Unici che tanto ha amato.
Ha abbandonato la Facoltà di Storia e ha cominciato a lavorare in fabbrica… Si alza tutti i giorni alle 5,30 e indossa una tuta del colore di un paio di jeans slavati e le sue solite Converse sfondate; la sera poi arriva a casa e prova a studiare un po’, perché in fondo quella laurea in Storia vuole prendersela, oppure passa al Centro, perché del volontariato non si ancora stancato.

Quanto meno dice di continuare a suonare e a scrivere canzoni, è convinto di non riuscire a vedere oltre al suo naso, ma a me pare che, nonostante tutto, si stia impegnando a fondo per non accartocciare nessuno dei suoi sogni. E non posso non ricordare quando al liceo diceva di voler fare il maestro elementare o il musicista. Oppure, se proprio questo non gli fosse riuscito, il ciclista. Sì, come i Grandi dell’Italia povera ma tenace.

[...]

Ho provato una nostalgia stritolante… E, allo stesso tempo, anche una gran rabbia. Perché tutti noi, studenti chi di Lettere o chi di Storia - come Maurizio -, per un misero pugno di soldi, ci siamo compromessi e abbiamo lasciato che ci addomesticassero smettendo di lottare in quello in cui credevamo. Ci siamo come accasciati, chiusi nel nostro piccolo guscio, terrorizzati dal fatto che tutti i libri mangiati e la fede cieca nei poveri miti non ci avrebbero mai portato lontano e che il lavoro tanto sperato, al giorno d’oggi e in questa Povera Patria dilaniata dal potere e dall’ignoranza di chi ci governa, non l’avremmo mai trovato.

E non è giusto. Forse vivere e crescere vuol dire proprio questo: accontentarsi e ricercare la felicità in altre piccole e grandi cose, oppure in quelle che il mondo ti propone e ti spaccia per migliori. Sì, è vero, per certi versi posso concordare, però, allo stesso tempo, credo anche che ci voglia molta passione e che la passività, nella vita, sia miseria che rende miserabili. Abbiamo 24, 25, 26 anni… E non è giusto, punto. Perché sento che è come se stessimo inaridendo dentro e rinunciando a noi stessi, cancellando la meta che ci eravamo prefissati e spargendo della benzina su un campo quasi rinsecchito, così, come per dargli il colpo di grazia. E legittimiamo questa nostra assurda "scelta" nascondendoci dietro l'idea del voler punire il mondo... In realtà però chi risulta punito siamo soltanto noi stessi, perché gettando via alte speranze per effimeri "piaceri" - così come scriverebbe Federico N. se fosse dei nostri - ci si tarpa le ali.

... Rimane comunque il fatto che il futuro ci spaventa e che, ormai tocca ammetterlo, l'Oceano della Grande Illusione si è seccato. E noi vorremmo andare, ma siamo sempre fermi.




Ciao Michele, tieni duro. Saluti da Greg. E anche dal bar.


Tua Sorella, Figlia Unica.





“… Di disgrazie puoi averne tante
per esempio una figlia artista,
oppure un figlio non commerciante,
o peggio ancora uno comunista…”

(Borghesia _ Claudio Lolli)








[Questi non sono altro che i "dolori" dei giovani idealisti. Di coloro che vorrebbero... ma che, per circostanze esterne e di forza maggiore, non possono. Pertanto, vi chiedo solo di averne rispetto e, soprattutto, di non giudicarli. Allo stesso tempo, vi chiederei anche di non pensare che tutto questo sia uno sputare su ciò che si ha o un fare delle differenze di dignità fra i più disparati lavori, perché ci mancherebbe davvero che lo fosse. Saremmo dei miserabili stolti bagnati di superbia! Allora grazie.]

Montag, 23. März 2009

... Like a Rolling Stone

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"Have you ever confused a dream with life? Or stolen something when you have the cash? Have you ever been blue? Or thought your train moving while sitting still? Maybe I was just crazy...
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[...]
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Or maybe I was just a girl... interrupted."
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... *Girl, Interrupted*
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Dienstag, 24. Februar 2009

Jesus was a Socialist!

  • Stasera c'è questo cielo che sembra avere la consistenza della plastica... Blu scuro, come le confezioni dei succhi di frutta Derby, e con delle sfumature grigio topo, a Ovest, proprio lungo la linea frastagliata delle montagne... Ma, nonostante tutto, sento nell'aria quello strano e piacevole odore di primavera. E scrivo odore; non profumo, perché il profumo è un qualcosa di diverso, semplicemente. E' più delicato... Mentre l'odore è forte, ti pizzica il naso e ti si impregna nella pelle, è quello della neve che si scioglie sotto i raggi di un sole meno pallido e malato ed è quello della terra umida, delle cortecce degli alberi e dell'erba ai bordi delle strade di campagna.


... C'è questo cielo di plastica e quest'aria primaverile e io me ne sto qui, nel mio rifugio invernale, freddo come d'obbligo e illuminato da una candela alla cannella ormai troppo consumata. E ho addosso delle vecchie braghe blu, lucide sulle ginocchia e consumate - molto simili a quelle che portavo quando ero bambina - e un maglione di lana grezza scucito sul polso sinistro, i capelli arruffati e dei cerchi neri sotto gli occhi. E ripenso agli anni in cui, a questa stessa ora, avevo orecchie soltanto per Michele e trascrivevo sul mio taccuino ogni suo pensiero. Ma ascolto anche Rino Gaetano... Perché era uno dei pochi che sapeva raccontare storie semplici, di gente comune, e cantare della vita di tutti i giorni - un po' gioiosa, un po' noiosa e spesso troppo miserabile - e poi perché riusciva a ruggire di rabbia e a denudare l'Italia, nel bene e nel male. Proprio come vorrei poter fare io.
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Sabato pomeriggio ho srotolato il mio io e ora quasi me ne pento. Mi piacerebbe avere la possibilità di riavvolgere la pellicola del tempo, tornare indietro oppure scrivere, con coscienza, che le altalene emotive fanno parte della vita di ogni uomo e che, come cantavano i Byrds riprendendo un passo della Bibbia, c'è un tempo per ogni cosa: un tempo per amare, un tempo per odiare, un tempo per soffrire e uno per gioire. E tutto passa; proprio come le stagioni.
Sì, vorrei non aver mai scritto quello che ho scritto; ma, ad essere sincera, non so neppure io per quale motivo... forse semplicemente perché fatico ad ammettere alla me stessa di oggi quelli che sono dei pensieri al vetriolo e tutta quella confusione che mi porto dentro. E ho paura; ho paura fin tanto che non si presentano quei momenti - di un’allegria illogica e quasi inaspettata- nei quali il vino scende e scioglie ogni cosa e gli amici ti rivoltano il cuore. Un po’ come è successo sabato sera… Al Circolo dei Ratti e poi all’Interno Numero 2.

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[…]

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Il Circolo dei Ratti è una sorta di garage sotterraneo, una tana underground con un palco, una sala prove, un angolo per i bibliofili dalle menti più esigenti e un bancone da bar - dietro il quale graziose Maghe con le maglie a righe trascorrono il loro tempo spillando birra e offrendoti liquori al gusto d'arancia. E se solo, in quegli anni, il Circolo dei Ratti non fosse stato così sconosciuto, i miei Personaggi in Cerca d'Autore l'avrebbero adorato! Sì, semplicemente. Perché sarebbe stata quella cantina nella quale Maurizio avrebbe potuto stonare le sue canzoni e farle piacere ugualmente, Enrico sperimentare la tecnica del tapping o del finger a tre dita sul suo basso di contrabbando e Loris fare il pazzo dietro alla batteria e picchiare sui piatti Paiste appena acquistati. Ma Maury e tutti gli altri, a quel tempo tempo, avevano occhi solo per il granaio di San Rocco e orecchie per il Peocio, che era un fumoso locale che aveva la chitarra di Steve Morse appesa a una parete... E di conseguenza, al Circolo dei Ratti, non ci avevano mai messo piede.

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Tornando a noi... Se però la Tana-Underground è un luogo per menti elettriche, l'Interno Numero 2 è tutt'altro genere di locale; perché, tanto per intenderci, è un club per signori di una certa età e con un certo reddito mensile. Ebbene, come accennato in precedenza, sabato sera l’Esistenzialista, la Signorina D., il Greg ed io ci siamo recati prima al Circolo dei Ratti, per lasciarci avvolgere da quelle particolari sonorità che avevano un che di Muse e un che di Pink Floyd, e poi proprio all’Interno Numero 2, soprattutto per volere dell’Esistenzialista, il quale è uno di quei personaggi sui generis che si gettano con entusiasmo in ogni nuova impresa; ipermetropo il giusto e vestito rigorosamente di scuro, con i capelli mossi e spettinati e un paio di Ray Ban neri sul naso.

Ma noi, come ha suggerito Greg, eravamo tutti troppo comunisti per quel tipo di club – e io troppo Piccadilly Circus, o “radical chic”, per dirla in negativo – ed eravamo gli unici individui la cui età anagrafica fosse compresa fra i 22 e 26 anni. Insomma, si intuiva già, nell'aria, che dovesse necessariamente accadere qualcosa...

Ed è stato curioso, ma, all'Interno Numero 2, il tempo ha preso a correre in maniera del tutto distorta, a dilatarsi e a restringersi senza più alcuna logica, e noi ci siamo ritrovati a ridere, a registrare ogni cosa che ci passava accanto, a bere rhum e a ballare sulle note dei Van Halen e degli O.M.D., fino a quando la situazione non è sfuggita un po' di mano e in un niente, per chissà quale astruso motivo, abbiamo creato scompiglio e rischiato di essere trascinati - con forza - fuori dal locale. E chissà se per la nostra età anagrafica o il nostro abbigliamento radicale...

Allora sta di fatto che siamo usciti e abbiamo concluso la serata così... fumando, semplicemente, e ridendo sotto i portici dietro al Duomo, assieme ad altri tre Compagni di Strada, incontrati quasi per caso, particolari quanto bastava e contro il giusto. Ed è stato un po' come tornare indietro nel passato, agli anni in cui "avevamo quel nostro modo di sentirci dei fuorilegge, anche se le nostre vite erano inoffessive in modo patetico, appena sotto le parole e i modi di fare..."

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Samstag, 21. Februar 2009

Quelli come noi sono venuti su un po' strani.

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“Vivere costa fatica,
quando la vita è tutti i giorni uguale,
vivere costa fatica,
quando dai giorni non nasce nient’altro che male.
Ditemi come si fa
a vivere tutta la vita in questa città…”
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(L'isola verde _ Claudio Lolli)



Mi sento smarrita, come se stessi andando alla deriva e la vita non riuscisse più a trafiggermi, ma si limitasse a passarmi accanto, selvatica e sfuggente. Attraverso giorni in cui l’angoscia sembra stritolarmi l’intestino… Vorrei urlare, se non fosse che quel poco di flebile voce che mi esce si disperde; non ho più il fiato, né tanto meno la forza. Ogni cosa si rivela essere confusa e opaca, priva di ogni colore e grigia. Provo pena per me stessa, rabbia e malinconia.
Vorrei alleggerirmi il cuore, riuscire a scalfire il guscio dentro al quale mi sono rinchiusa, smetterla di trascinarmi e tornare ad affrontare il mondo, ma mi sembra di non riuscire neppure più a esprimermi... le parole si aggrovigliano le une alle altre e perdono di sostanza, affogano nell’angoscia e nel mutismo. I fiori sono appassiti e le lame si sono coperte di ruggine.
Non mi raccapezzo più e il mondo mi fa rabbia, mi ferisce.

Almeno ritrovassi la forza per scrivere.
E un senso.

Si può vivere un’intera vita dentro ad una tenda? Laggiù, in Portogallo, in riva all’Atlantico… Perché è lì che io andrei a vivere; da vigliacca. Con Greg, i miei animali e le anime a me simili, lontana da tutto e da tutti.



“… Ma come fare non lo so.
Sì, devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà,
sarà senz’altro un altro come me.”
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(Ad esempio a me piace il Sud _ Rino Gaetano)
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"Quelli come noi che sono venuti su un po' strani
covano le loro solitudini in segreto, quasi con gelosia,
lasciandosi un po' andare solo davanti al vino forte di un bicchiere.
Timidi, ambiziosi,
piuttosto silenziosi
e sempre con la testa piena di musica,
di arte
e grandi amori."
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(Quelli come noi _ Claudio Lolli)

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Mittwoch, 3. Dezember 2008

Girl, don't cry!

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About three years ago, I sailed the seas of life and I was full of happiness. The wind blew a little against me and a bit in the back... But I knew exactly who I was and who I wanted to be. I dreamed my dreams and the life was wine, which had a velvet taste.
I lived in the witchcraft of the Great Illusion and I didn't care about those roses which should have woke me up... I was wrapped in Syllables of Silk and Leaves of Grass.
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And now? Now I'm always here. I don't know why but I'm afraid...
Tomorrow has got a Heart of Darkness, besides the night is not so tender. The Big Ocean has dried up and my swords are made by papers. The lights go out, but I'm going to be again wind, season and sound. I'll find a way to be!
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... Looking for the fairies in the foggy forest!
Guaranteed.
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Samstag, 13. September 2008

Sommer in Berlin... Am Alex

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(Deutschland, Berlin; Die Weltzeituhr am Alexanderplatz)

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... 8th August 2008, Alexanderplatz.

During the month of February, the Alex is cold, grey and wet. And down in the subway you can smell the scent of the disinfectant; as Anna said, still confused by the alcohol avoided the night before...

But during the summer, the Alex is alive, electric and moving. It comes back to breathe and rises again... After the long winter.

And you watch it, sometimes you can try to trap it in a snapshot... You imagine yourself into another time, another age... The World Clock marks the minutes, the Time slips slowly into your skin and you feel small.

Alex, dear Alex.

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[Listening to: by Yann Tiersen]

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Mittwoch, 10. September 2008

Sommer in Berlin... Prenzlauer Berg III

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(Deutschland, Berlin; Oderberger Straße)


(Deutschland, Berlin; Houses _ Yesterday & today)
(Deutschland, Berlin; Happiness)
(Deutschland, Berlin; Berlin Flower Power)

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... 4th August 2008. Walkin' down the streets of Prenzlauer Berg.

Prenzlauer Beg was the symble of the Soviet bankruptcy: more than 40.000 apartments in ruins, unsanitary and unhealthy housing, houses collapsed... In the last years, the virus of renovation has "infected" the district. And shocking colours have recovered the house-facades, insulted by time! But in some place the contrast continues to be showy... And the Past resists.

Breathe Prenzlauer Berg Soul!
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Sonntag, 31. August 2008

Sommer in Berlin... Prenzlauer Berg II

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(Deutschland, Berlin; It's a strange day)

(Deutschland, Berlin; Houses in Oderberger Straße)
(Deutschland, Berlin; U2 Ruhleben-Pankow)
(Deutschland, Berlin; Hippie Bus)




... 4th August 2008. Walkin' down the streets of Prenzlauer Berg. Between Past and Future... where there was true East Berlin.
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Mittwoch, 20. August 2008

Sommer in Berlin... Prenzlauer Berg I

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(Deutschland, Berlin; Houses in Prenzlauer Berg)

(Deutschland, Berlin; Taste the East!)

(Deutschland, Berlin; Kastanienallee x Oderbergerstraße)
(Deutschland, Berlin; U-Bahnhof Eberswalder Straße_Colorful Marlene)
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... Walkin' down the streets of Prenzlauer Berg.
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Montag, 18. August 2008

Sommer in Berlin... Kreuzberg I

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(Deutschland, Berlin; Colorful House in Kreuzberg)

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... Walkin' down the streets of Kreuzberg.
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Blades sharp against the Society. People of Kreuzberg have got a really caustic voice.
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Dienstag, 22. Juli 2008

Michendorf, addio!

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20 luglio 2008,
Berlino
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La prima falla nel rigido sistema di controllo messo a punto dalla Stasi si trovava appena fuori Berlino e aveva l’aspetto beffardo di un casolare di campagna costruito dai nazisti sul finire degli anni Trenta. Mentre il Muro divideva ancora a metà la capitale, i tedeschi orientali e quelli occidentali salivano a bordo delle loro auto, imboccavano l’autostrada A9 e si fermavano all’altezza di Michendorf, pochi chilometri a Sud-Ovest di Berlino. Qui, in un autogrill apparentemente innocuo in piena Ddr, riuscivano in un’autentica impresa: incontrarsi per una volta faccia a faccia e scambiarsi qualche parola per un paio d’ore. Il tutto in modo legale e sotto l’occhio onnipresente della Stasi, che conosceva alla perfezione la falla, ma non era in grado di ripararla.
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Ancora poche ore e poi quella stazione di servizio diventata negli anni un emblema della travagliata storia della Germania non esisterà più. Già nei giorni scorsi Cornelia Wirth, la sua ultima direttrice, ha chiuso i battenti. Dei 120 dipendenti che l’autogrill contava negli anni d’oro sono rimasti appena in dieci. Domani arriveranno le ruspe incaricate di demolire l’autogrill, per far posto alla costruzione di una quarta corsia. Tutti gli sforzi per porre Michendorf-Sud sotto tutela e impedire che facesse la fine di Michendorf-Nord, abbattuto otto anni fa, sono falliti. Malgrado il valore simbolico di questo luogo.
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Qui i berlinesi dell’Ovest in viaggio nella Germania orientale si fermavano per un’ultima sosta prima di rientrare a casa: a Michendorf i prezzi della benzina erano inferiori del 10% rispetto alla parte occidentale della capitale tedesca e si poteva ordinare una birra o un pasto pagando la metà.
Qui era stato introdotto per la prima volta, senza troppa pubblicità, il cambio uno a uno: una bistecca di maiale coi piselli e le patate fritte costava 3.95, sia in marchi della Ddr che in marchi occidentali. Qui la Ddr tentava di dar respiro alle sue casse: dagli anni Sessanta era in funzione a Michendorf un enorme Intershop, un negozio in cui era possibile acquistare beni dell’Ovest di qualità a prezzi irrisori, pagando soltanto in dollari o in marchi occidentali. Il marco orientale era infatti proibito. Un modo, per lo Stato guidato da Erich Honecker, per accaparrarsi pregiata valuta occidentale, con l’effetto involontario, però, di consentire ai cittadini comunisti di gettare uno sguardo al di là del Muro e confrontare i due stili di vita.
Ma, soprattutto, qui a Michendorf, si incontravano conoscenti o parenti che vivevano dall’altra parte del confine intratedesco.
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Il sistema era semplice, anche se rischioso, spiega Verena Wenk, un’insegnante di pianoforte di origini svizzere residente nell’allora Berlino Ovest, che era finita sotto la lente della Stasi per la sua militanza nei Verdi. I cittadini occidentali telefonavano a quelli dell’Est e concordavano l’ora dell’incontro, ben sapendo che le spie della Ddr si trovavano probabilmente all’ascolto. L’alternativa, del resto, era richiedere un visto per un viaggio ufficiale, e per ottenerlo potevano volerci mesi.
A utilizzare lo stesso metodo era anche Bärbel Großmann della "Heimatverein Michendorf", l’associazione in difesa delle tradizioni locali. L’autogrill era l’unico luogo in cui Großmann poteva incontrare il fratello, rifugiatosi da tempo nell’Ovest.
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Certo, non sempre filava tutto liscio. Ai tavolini del ristoranti sedevano del resto anche gli uomini della Stasi. E così nel 1973 a una coppia della Ddr vennero sequestrate tre banane e sette romanzi d’amore appena ricevuti nella stazione di servizio da un parente occidentale, in quanto «merce pericolosa». Alcune spie si spingevano fino a controllare i bagni.
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Anche le visite della Wenk all’autogrill di Michendorf venivano protocollate dalla Stasi. Una sera, «dopo l’ottava tazza di caffè» (come si legge nel minuzioso rapporto compilato dalle spie), la donna chiese a uno sconosciuto seduto accanto a lei nel ristorante di darle una mano per trovare la strada per Magdeburgo (nella Ddr i segnali stradali non erano illuminati). L’uomo decise di aiutarla e, dopo essere ripartiti ognuno a bordo della propria auto, le segnalò coi lampeggianti lo svincolo per la città orientale; Wenk ringraziò azionando a sua volta i lampeggianti. Per questo suo gesto finirà per essere sospettata di coinvolgimento nella fuga di cittadini della Ddr nella Germania occidentale. Il motivo annotato dalle spie: «Frau Wenk ha scambiato coi lampeggianti dei segnali Morse, che non siamo riusciti purtroppo a decifrare, perché probabilmente in svizzero tedesco». La donna, in realtà, introduceva di nascosto medicine per un conoscente orientale malato di cancro.
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Da domani Michendorf scomparirà, portandosi dietro storie come questa. Al suo posto, pochi metri più in là, aprirà i battenti giovedì un Mc Donald’s.
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(Alessandro Alviani ne La Stampa, 20 luglio 2008)
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Donnerstag, 17. Juli 2008

Der Himmel über Berlin... Heimweh

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(Kinderfest 2008. Berlin. Foto: Horst Stiller)
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*

"Als das Kind Kind war,
ging es mit hängenden Armen,
wollte der Bach sei ein Fluß,
der Fluß sei ein Strom,
und diese Pfütze das Meer.

Als das Kind Kind war,
wußte es nicht, daß es Kind war,
alles war ihm beseelt,
und alle Seelen waren eins.

Als das Kind Kind war,
hatte es von nichts eine Meinung,
hatte keine Gewohnheit,
saß oft im Schneidersitz,
lief aus dem Stand,
hatte einen Wirbel im Haar
und machte kein Gesicht beim
fotografieren."
*
(Peter Handke_Song of Childhood)
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*
(Tr.)
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*
"Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza, il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva una vortice tra i capelli
e non faceva facce
da fotografo."

(From Der Himmel über Berlin)
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13 luglio,
Riflessioni in un lento pomeriggio
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Ancora un paio di domeniche e poi il 3 sarà Boxhagener Platz (Friedrichshain) con il suo Flea Market...
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Heimweh.
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Attendo. E intanto mi godo la Pace del mio vecchio Sacro Suolo. Le rose curate da mio padre, il grande pino marino, la dolcezza dei miei piccoli animali, la cara panchina davanti alla chiesa e le serate trascorse sotto il pergolato di Davidone, con Greg, Cris, Elena, Marco, Anna e Federica.
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Berlin, we're coming back.
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Sonntag, 13. Juli 2008

La Rade

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"... Je nous rêve tous debout devant

Descendant dans la ville, marchant

Tu le prends, tu le vois dedans

Dans le cœur, la colère des gens

Là debout et la rade devant

Là devant, le vent d'ouest entrant

Tu le prends, tu le vois maintenant

Dans le cœur, la colère des gens..."

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(La Rade_Yann Tiersen)

ì

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28 maggio 2008; ore 02.34


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Notte insonne.
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Scendete lungo le strade... Io Sogno...
La Rabbia nel Cuore.
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... La Rabbia nel Cuore delle Persone.
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E voi tutti,
tendete l'orecchio.
If you want, you can. You can run the world around. Believe it.

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Il vivere è sempre quello... Ma è storia antica!

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23 giugno 2008
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Mi manca Nonna, con il suo sorriso e il suo buon cuore. Una parola dolce per ogni mio stato d'animo... La sua allegria e suoi racconti d'infanzia; in quella casa del Monferrato in cui mi ha portata Greg a maggio...
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Mi manca Nonno, con le sue stramberie... Il suo essere "artigiano nella mente", come diceva sempre Sandro. E mi manca anche Lui, Sandro. Il suo mobilificio e il retrobottega... L'odore pungente delle vernici e del legno. Nonno, ogni pomeriggio, inforcava la sua bicicletta e mi portava là. Perché, per lui, era come sentirsi nuovamente a casa e perché voleva che vivessi anch'io il luogo in cui aveva lavorato per una vita intera.
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Mi manca Greg e il nostro vedersi ogni sera. In quella Casa Sociale... Gli yogurt dell'Alto Adige, i succhi di frutta al kiwi e la bicicletta nera. Il nostro Quartiere... L'allegria e la malinconia di certe sere. Il Piccolo Ishmael che, vincendo quella timidezza che è propria di ogni bambino, mi portava le rose, il chador di sua Madre e la cordialità di suo Padre.
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Mi mancano Marina e Doris. E le nostre notti insonni trascorse "trasmettendo" in quella Radio Pirata e cercando di scuotere gli animi più assopiti. I dischi sconosciuti e fatti suonare appena una volta, il bicchiere mezzo vuoto da riempire, le reading comunitarie, la coperta-mimetica, la tappezzeria un po' sovietica, i mozziconi spenti nel posacenere del balcone, le candele accese e i pezzi contro e quelli da pulizie da Capodanno.
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Mi manca l'odore di fieno e la spensieratezza di quando ero bambina e mi sporcavo giocando nella terra.
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Mi mancano la Vecchia Brigata, la mia classe e il Castello Incantato. Gli intervalli trascorsi alle macchinette del caffè, le ore di Disegno e Storia dell'Arte e quelle di Biologia.
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Mi mancano... Le emozioni di quegli anni; in cui ogni cosa era semplicemente un chi lo sa.
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"Perché anch'io vorrei avere da guardare ancora tutto, come i libri da sfogliare, e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare..."

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Dannazione, ci sono giorni in cui provo addirittura fastidio nell'essere considerata la brava e gentile ragazza della porta accanto: quella che non può mai sbagliare, che è sempre buona con tutti e che, quando piange, lo fa solo per tenerezza o per commozione. E io vorrei poter cambiare rotta senza deludere nessuno. Perché, talvolta, mi manca l'aria e, là fuori, nel mondo dei grandi, c'è troppa poca sensibilità.
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Il contatto con le cose... La Vita vera. Quella che un giorno, svegliandomi in una zona d'ombra, ho creduto di voler rinnegare semplicemente perché non riuscivo più a cogliervi le sfumature di un tempo. E invece poi... in un niente, ho compreso che la Vita vera, quella che avrei voluto continuare a vivere, era proprio quella che avevo sempre vissuto; fino a quel mio istante di veglia allucinata e di coscienza falsata.
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[...]
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Questa stanza è sempre troppo buia e tutto questo studio non mi sta portando da nessuna parte. Ho la testa che gira. Punto.
Ma, quanto meno, c'è una certezza in me. Che è acuta e cristallina: Greg e il nostro camminare assieme; nella gioia e nel dolore. E gli Amici veri, che anche se riesci a vedere poco e a sentire ancor meno, sai che continuano a esserci. E le frequenze sono ancora le medesime... Perché la maturità è davvero questa: essere ancora uniti, proprio come un tempo, e, nonostante tutto, non portare alcun rancore. Perché il portar rancore è solamente un qualcosa di infimo e infantile.
Dunque se Voi, personaggi austeri, militanti e severi, pensate ancora che io non mi accorga mai di nulla... Beh, vi sbagliate! Me ne accorgo eccome, semplicemente non desidero portare alcun rancore dentro di me. E sappiate che, se con questo intreccio di parole, all'apparenza prive di significato e caotiche, ho infilato la penna ben dentro al vostro orgolio, vi porgo anche le mie scuse. E lo dico davvero con il cuore. Forse è stato soltanto un altro sfogo.
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[...]
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Una cosa soltanto... e poi poserò la penna, porrò fine al flusso irrazionale della mia mente e tornerò davvero ad annusare l'estate... Piccola Elisa, che stringi sicura la mia mano, vola. Come cantava un Santa Bevitore...
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"Vola tu dov' io vorrei volare. Verso un mondo dove è ancora tutto da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare..."
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Buon Compleanno!

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Grazie a tutti. Perché mi volete bene e io ne voglio a voi.
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Mittwoch, 9. Juli 2008

Fuori dalla Notte... Dietro l'incanto

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Le corde di quel pianoforte continuano a vibrare ... Ed è il solito suono: pulito e delicato; proprio come il Silenzio dell'Inverno.
Il Pianista mi è quasi sconosciuto... E' come un gatto selvatico; e pare vivere soltanto nella Musica. La sua è un'esistenza fatta di dita che percuotono tasti, di vibrazioni interne e di bianco e di nero.
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E' pura elettricità.
Ogni Notte, per lui, è una nuova Primavera.
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E io tendo l'orecchio e scruto le ombre che danzano sulle pareti... Anche se attorno a me non c'è movimento alcuno.
Chiudo gli occhi... E spero che Morfeo tardi ad arrivare; perché domani tutto sarà ormai conluso. E io, semplicemente, dovrò attendere una nuova Notte.
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Anche Stefano suonava sempre la sera...
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Mangiava appena; soprattutto fumava. E viveva al pianoforte. E noi si studiava sino a quando il vecchio campanile scoccava le ventiquattro e il buio, nel mondo là fuori, era ormai profondo... La candela consumata... E c'era odore di vaniglia nell'aria e le mani erano indolenzite dal freddo, ma bastava uno sguardo fugace e, avvolti nel cappotto, si era già nel freddo vento della notte e nel Silenzio dell'Inverno.
La città era deserta e assopita nella nebbia. E la terra, sotto i nostri svelti passi, sembrava vibrare... Poi, quasi all'improvviso, si cominciava a sentire quella Musica...
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Stefano era come se fosse sempre sveglio...
Sorrideva e sapeva ascoltare. Come un fratello maggiore. E gustava appieno il succo della vita... Anche quando questa le si rivoltava contro. La vita per lui era proprio come il vino...
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Era uno Spirito Acceso.
E quanto adorassi quella piccola stanza, forse, lo posso capire soltanto ora. I piatti sporchi nel lavabo, il letto perennemente sfatto e gli spartiti sparsi ovunque. Erano gli anni in cui si era ancora tutti assieme, ciascuno con i propri sogni e le proprie paure, e bastava una bottiglia di vino e un po' di tabacco che il Duro Mondo là fuori già non esisteva più. E le parole si intrecciavano le une alle altre e l'Amicizia era viva come un torrente di montagna.
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Dicono che gli animi che si eccitano facilmente debbano essere calmati. Ma io non ci ho mai voluto credere...
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Morfeo, ora puoi cominciare a lanciare i tuoi sassolini contro il vetro della finestra. Ma sappi soltanto che questa non si infrangerà così facilmente...
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Io vivo queste mie lunghe notti così, in perpetuo bilico fra il mondo onirico e la realtà sensibile.
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E sulle note del mio Pianista Sconosciuto.
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(7 novembre 2007; ore 02.16)

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Donnerstag, 12. Juni 2008

Talking Rambler Blues... Room 19!

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21 maggio 2008
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"... Eravamo tutti felici, ci rendevamo conto che ci stavamo lasciando alle spalle confusione e assurdità per compiere l'unica e nobile funzione che avevamo a quel tempo, andare. E come andavamo!"
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(Jack Kerouac_On the Road)
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Questo è tempo da Pogues.
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Se io fossi in qualche sperduto angolo di Irlanda, sarei seduta fuori da un locale fumoso, con una scura in una mano e del tabacco nell'altra, e avrei gli occhi umidi e lucidi. Il cielo sarebbe una donna che cambia spesso umore e, nell'aria, si sentirebbe odore di sale e di mare, di pesce e di terra impregnata di pioggia. Il gaelico sarebbe un suono strano e il mio inglese sempre troppo imperfetto...
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Invece sono qui, chiusa in una piccola stanza... A volte curiosamente familiare, altre dannatamente estranea. E sto ascoltando Bob Geldof... Room 19 (Sha La La La Lee). E certi giri di chitarra mi sembrano tanto quelli di un pezzo dei Monkees! Ripenso a Ben e a Gwen... A che cosa staranno facendo nella loro Baia di Galway; e intravedo anche Rosine, sempre più rossa, e Jakob con i capelli ogni giorno più lunghi. Ma, semplicemente, dovrei studiare... Non alzare mai la testa dal libro, non tendere mai l'orecchio e dimenticare le sigarette, i Compagni lontani (che sempre ti mancano) e quelli che, invece, appena qualche mese fa, ti erano sembrati così vicini e ora, chissà per quale strana ragione, sono così assenti. Mordere la rabbia e ingoiare il sangue, invece di sputarlo...
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[...] Stamattina mi è tornato fra le mani quello che aveva scritto Simone, poco dopo il suo rientro da Madrid, e quello che avevo risposto io alla sua domanda...
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E allora ho sorriso e ho alzato gli occhi al soffitto. Sha La La La Leeeeee.




Ti Senti un Vero Backpacker Quando...

- Riesci a spiegare al controllore tedesco (colto per una volta impreparato!) che i supplementi ICE, con il Global Pass Flexi, non devi più pagarli;

- Sul München-Nurnberg trovi posto fra un vagone e l’altro, proprio accanto alla toilette e alla spazzatura, e il viaggio non è certo dei più comodi ma tu cominci a ridere e a fare foto routard;

- Registri ogni cosa sul tuo magnetofono, anche le lingue più incomprensibili, e inviti chi ti sta accanto ad intervenire;

- Non ammetti di essere stanco, anche quando cominci ad esserlo;

- Continui stoicamente a girovagare con i sandali anche quando fuori piove a dirotto;

- Lasci Berlino un giorno prima del tempo, senza più lanciare uno sguardo al calendario, soltanto perché, per qualche strana ragione, ti sei convinto che devi partire, punto. E allora arrivi all’ostello di Amsterdam e, per grazia ricevuta, a te e a Greg danno un letto di fortuna;

- Ti accompagni a Giovani Routard, tutti provenienti dalle più disparate nazioni, e trascorri con loro intere serate, ubriacandoti di musica e suonando una chitarra scordata, e il mattino successivo ti alzi presto perché, nonostante tutto, vuoi continuare ad andare;

- Al diciottesimo giorno di viaggio, l’unico maglione veramente invernale che ti sei portato appresso, da bianco candido, è diventato "beigiolino";

- Nell’Europa dell’Est opti per un altro ostello (perché quello in cui sei capitato è una ex tetra caserma sovietica, con i letti rotti e strane docce comunitarie) e in quell’altro ostello ti ritrovi in camera con Pisani e Napoletani e con loro trascorri tutto il tuo tempo. E poi quasi ti scende una lacrima quando il tuo treno parte per Varsavia mentre il loro per Budapest;

- Ti svegli un mattino e saluti in inglese i tuoi nuovi compagni di stanza e poi, poco dopo, scopri che sono di Modena;

- Incontri Michele o qualche altro tuo Compagno nel giardinetto di un ostello o sulla Piazza dell'Orologio;

- Il tuo motto diventa: “Scarpe rotte, eppur bisogna andar!”;

- Il treno è in ritardo e tu aspetti seduto sul tuo zaino parlando con altri Giovani Routard;

- Lasci una città con dei nuovi indirizzi e.mail sul tuo taccuino;

- Ti va di raggiungere in bicicletta il Mare del Nord;

- In ogni nuova città in cui sei stato hai un posto in cui riesci a sentirti a casa;

- Mangi quasi solo più kebab per risparmiare e parli del Muro di Berlino con un americano di Seattle;

- Cominci a “masticare” un po’ anche le lingue più disparate;

- Qualche Giovane Routard incontrato per strada ti strizza l’occhio o alza il braccio e accenna a un saluto;

- Viaggi con nello zaino gli stampini delle diverse nazioni in cui sei stato;

- Sali su un treno e hai l’asciugamano ancora bagnato appeso allo zaino;

- Ricordi ogni viso che hai incontrato e speri, un giorno, di incontrarlo di nuovo lungo la strada…

La mia risposta è stata questa!
Sha La La La Leeeeee.

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E il Mondo, allora, ti sembra già più allegro!
Perché l'Estate con i suoi colori sta bussando alla tua porta...
E verranno giorni in cui le Amicizie torneranno a nascere attorno a qualche birra e a una chitarra e tu avrai voglia di andare e di respirare sotto un altro cielo.
E ti sentirai al centro dell'Universo, quasi invincibile.
Ti andrà di conversare in inglese e di imparare anche il portoghese.
Riderai di te e dei tuoi piccoli dolori.
La voglia di urlare ti salirà alla gola!
***
E' il Sentirsi Nuovamente Vivi, dopo il Lungo Inverno...+

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E ora sigaretta e poi studio. Sha La La La Leeeeee.
***
Hey,
glad to see you here, in Room 19!

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Freitag, 30. Mai 2008

The opening of the Wall at Berlin Bornholmer Straße (1989)

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Of the seven border crossings within the city, the checkpoint at Bornholmer Straße is furthest to the north. It extended from Bösebrücke to Malmöer Straße and, according to the GDR Ministry of the Interior, was to be used by citizens of the Federal Republic of Germany when crossing into East Berlin.

At a press conference on the evening of 9 November 1989, the Central Committee of the SED, East Germany’s ruling party, announced a new travel regulation for GDR citizens. A directive regulating “permanent exit” to the Federal Republic of Germany (with no right of return) was intended to halt the mass departure of people fleeing the country via Czechoslovakia. A mistake in communication, however, led to the directive being released as a regulation on visits (with the right of return). Soon after this announcement, more and more East Berliners started turning up at the border crossing points to West Berlin ready to exercise their new right to travel.

The first GDR citizens to show up at the Bornholmer Straße checkpoint were permitted to leave for West Berlin, although the head of the passport control units had their passports stamped invalid, expatriating the passport holders without their knowledge. As crowds of people continued to arrive, however, this strategy had to be abandoned. Two hours later, the guards “opened the floodgates” and raised the barrier. Over the next hour, around 20,000 people were able to cross the Bösebrücke bridge without being checked. On this night, the peaceful revolution underway in the GDR and the political changes taking place in the countries of Eastern Europe had succeeded in opening the Berlin Wall.

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(Text captured from http://www.berlin.de/mauer/grenzuebergaenge/bornholmer_strasse/index.en.php)

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Donnerstag, 29. Mai 2008

Segnali Caotici

Martedì 30.07.'02, ore 23.00 (balcone)



C'è pace tutto attorno a me, ma c'è anche tanta tristezza e non so se questa sia fuori o dentro il mio cuore. Qui ci sono palazzi ovunque, ma fumare sul balcone, con la candela accesa e la voce di Augusto in sottofondo, mi rilassa. Stasera sono rimasta a dormire dai miei Nonni e mai, prima d'ora, avevo percepito così intensamente il senso di morte. Non so cosa farò quando non ci saranno più... E davvero non riesco a immaginare la mia vita senza i loro sorrisi e le loro stramberie. Solo qualche anno fa mi ripetevo in continuazione che per "queste cose" c'era tempo... Sì, c'era sempre tempo. Invece ora, dannazione, tutto questo tempo non lo sento più! Semplicemente. E non so se riesco a rendere l'idea...
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Vorrei che Qualcuno riuscisse a capirmi fino in fondo. E vorrei anche non essere così chiusa nel mio mondo e sola con me stessa...
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[...]
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Però a Cris e a Ele voglio bene. Capiscono l'attaccamento morboso che provo nei confronti dei miei Nonni ed è come se riuscissero a sintonizzarsi sulle mie frequenze... Sono estremamente dolci ed Ele, nonostante abbia solo sedici anni, è una bellissima ragazza. Assieme ridiamo sempre molto e non ci importa nulla che il mondo ci guardi e non capisca. Ogni tanto scappiamo da tutto e da tutti e andiamo su a San Bernardino, accanto al convento... Ci sediamo sotto il grande ciliegio e fumiamo una sigaretta, parlando di noi e di come saremo.
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Ecco, la mia vita è fatta di momenti fantastici e, allo stesso tempo, di momenti inquieti e solitari. Come quelli che ho vissuto oggi... Dio che giornata storta! Andando da Chiara sono addirittura riuscita a bucare la gomma posteriore del mio bolide nero... E io in città, senza bicicletta, non riesco a stare! E poi domani gli altri partiranno per la Scozia... E più ci penso, più divento triste.
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Voglio trovare il mio luogo. Qui non sono di niente e di nessuno.
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Ho letto da qualche parte che Bruce Springsteen sosteneva che la brama di partire e di andare lontano nascondesse al suo interno l'irrefrenabile desiderio di ritornare nella propria casa. Già, può essere che Lui avesse anche ragione... Ma io la mia Casa non so neppure dove sia. Born to Run...
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Comincio a credere che certe persone non abbiamo un luogo proprio. O meglio, avercelo, forse, ce l'hanno, semplicemente non riescono a trovarlo. Io, per esempio, sono qui e vorrei essere là. Sono là e vorrei essere qua. Siedo fra amici fidati e dentro sento quello stupido e infantile desiderio di camminare fra estranei... E quello che so con certezza è che non riesco a stare ferma e voglio andare.
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Oggi ho sentito Paolo... Si è rifatto vivo; vuole rivedermi. Ma io con quali occhi posso guardarlo? Le cose sono andate troppo in fretta. Sono state come forzate... Lui non sa quasi nulla di me e io non riesco ad aprirmi. O forse non voglio... Mi chiudo in un guscio. E' come se fossimo due estranei... E pensare che mi era sembrato eccezionale, non uno fra i tanti... L'Uno-unico. Lui con i suoi capelli d'ebano, mossi e tendenti al crespo, e la sua passione per Ritorno al Futuro e la musica.
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... Sono una vagabonda senza fissa dimora. "Un giorno crescerai e volerai nel cielo della vita...", aveva cantato Qualcuno... E ora, in quel cielo, ci sto volando, ma mi sto anche accorgendo che, troppo spesso, la vita non è come dovrebbe essere.
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Sono per il Cielo, sì. Per il mondo come dovrebbe essere. Sono per quel mondo che nella realtà non esiste... O meglio, per quel mondo che esiste soltando nei miei libri e nella mente degli artisti. E brucio nell'anima. Brucio, punto.
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Mercoledì sera, comunque, vorrei rivederlo.
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Dovremmo riuscire ad entrarci dentro, ma per questo ci vuole tempo. Un tempo neutrale, intendo... Forse cerco soltanto un Amico.
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Vorrei essere un gabbiano e volare via. E non dipendere più da nessuno...
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"... indolente, scontroso e con il cervello rivolto verso cose alle quali nessuno pensa..."
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"... sto fra due mondi, ma non mi sento a casa in nessuno di essi..."
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(Tonio Kröger, Thomas Mann)
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Nonostante tutto, credo che, dispersi per il mondo, esistano molti altri spiriti simili. Occorre soltanto che questi riescano ad incontrarsi e a intrecciare le loro esistenze.
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(Dai Quaderni di Zazie in data Luglio 2002)
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20 aprile 2008
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Ieri sera ho dinuovo fumato troppo... E oggi mi sento la gola in fiamme! Il cielo è bigio, spira un vento che sferza il viso e fuori sembra autunno, ma nell'aria si sente odore di primavera. Quell'odore pungente di asfalto e di fiori bagnati... A parte questo, è una di quelle giornate in cui mi va di fare un viaggio nel passato: di ricordare e di scoprire com'ero realmente... Le sensazioni che provavo allora: quelle vere e non quelle addolcite dalla forza del tempo e del ricordo.
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E allora ho spostato dischi e cassette e ho recuperato "Ancora Nomadi": la colonna sonora delle nostre estati di paese, e l'ho messa su, come si diceva nel gergo... Poi ho preso fra le mani uno dei miei vecchi quaderni... Era nella libreria, infilato in mezzo a un libro di poesie in dialetto e alla guida di Parigi... E ho cominciato a sfogliarlo e a leggerlo. E con il sorriso di chi crede di essere uscito dai dolciastri fumi dell'adolescenza e di navigare, ormai da anni, nel fiume bruno della vita dei grandi (che brutto termine poi!), ho scoperto una ragazzetta pensierosa, solitaria e rabbiosa... E chissà, forse, se non avessi ritrovato questo "reperto", avrei tinto quel periodo di altri colori. Forse, il tempo trascorso e il ricordo avrebbero nuovamente forzato il passato, conferendogli quel qualcosa che avrebbero voluto che questo avesse ma che in realtà non aveva.
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Tali sfumature del mio carattere non le ricordavo più! Davvero. Ero in una fase di transizione e stavo affacciandomi alla vita... Con tutte le paure e le speranze che una ragazzina può avere.
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... Und was Bleibt? Cosa resta?
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Resta il positivo di quegli anni. Perché ormai i miei Nonni sono nel luogo in cui tutto è giusto e la mia vita ha perso il suo baricentro; l'equilibrio si è frantumato e io ho dovuto inventarmi un qualcosa per riuscire a respirare... Vivere, anche se sei morto dentro.
Allora, come ho scritto, resta il positivo. Insomma, restano Cris e Ele, il loro sintonizzarsi sulle mie frequenze; le fughe, quando è possibile, lontano da tutto e da tutti; le sigarette che bruciano i polmoni e ti fanno promettere ogni sera "da domani riduco"; la voglia di andare, di raccontare e di ascoltare.
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E poi quella stessa rabbia di un tempo, il desiderio di un mondo diverso, la fede cieca nei poveri miti e quell'idealismo che nessuno è riuscito a distruggermi... Nonostante tutto.
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E in più Greg, quell'anima simile che ha incrociato il mio cammino.
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[...]
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Ora, però, mi sa che una sigaretta me la fumo.
E intanto sorrido a quella che ero e che non ricordavo di essere... E sono felice.
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Montag, 5. Mai 2008

Russischer Kinderfilm... Чебурашка!

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Correva l'anno 1936 e il 10 giugno veniva fondata la Soyuzdetmultfilm: la casa d'animazione più importante e influente dell'Urss. Il 20 agosto dell'anno successivo essa mutava il proprio nome in Soyuzmultfilm e cominciava a produrre quei cartoni animati che, con i loro piccoli e dolci personaggi, sarebbero diventati patrimonio culturale dell'intera Unione Sovietica.
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"Советское Значит Отличное" (Soviet Means the Best, Soviet So Excellent) era il suo motto...
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Nel 1969 uscivano "Winnie the Pooh" (Винни-Пух) e "Krokodil Gena" (Крокодил Гена), mentre nel 1971 "Cheburashka" (Чебурашка). Sia "Krokodil Gena" che "Cheburashka" erano film d'animazione basati sui racconti per bambini di Eduard Uspensky, il quale, nel 1966, pubblicando una raccolta intitolata proprio "Il Coccodrillo Gena e i suoi Amici", aveva introdotto questi e altri personaggi nella letteratura russa per l'infanzia.
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Krokodil Gena viveva in una città sovietica e lavorava come guardiano notturno in uno zoo; era solito a indossare un lungo cappotto rosso e un vecchio capello scuro ed era un abile musicista. Adorava trascorrere il tempo libero suonando il "garmon" (una sorta di fisarmonica russa), passeggiando lungo le strade cantando "Birthdays Happen Only Once a Year" (eseguita tuttora sia in Kz che in Russia nell'occasione dei compleanni) e accompagnandosi al suo piccolo amico Cheburashka: un simpatico animaletto con il corpo da orso e delle larghe e tonde orecchie che viveva in una cabina telefonica della città e che era stato ritrovato da un negoziante in un cesto d'arance, assopito e con le zampette tutte intorpidite.

(Cocrodile Gena plays his garmon and sings for the little Cheburashka)

Krokodil Gena e il piccolo Cheburashka erano legati da una forte amicizia e trascorrevano le loro giornate cantando, ballando e tentando, assieme a Chander il Leone e Galya la Bambola di Plastica, di far chiudere una vecchia fabbrica che inquinava il lago e di costruire una Casa dell'Amicizia: un luogo di pace e concordia nel quale ognuno avrebbe potuto incontrare nuove anime a lui simili. Spesso però, nonostante tutto l'impegno, le loro buone intenzioni venivano disturbate da Lady Shapoklyak: un'anziana signora che vestiva sempre di nero e che tentava di spaventare Cheburashka estraendo dalla sua borsetta il Ratto Lariska (Nella versione originale di Eduard Uspensky, invece, Lady Shapoklyak non voleva far altro che bruciare la Casa dell'Amicizia)...

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[...] Intanto, però, la Storia cominciava a correre in maniera incostante...

Nella notte del 9 novembre del 1989, crollava il Muro di Berlino e la DDR cadeva sotto i colpi di piccone dei cittadini dell'Est e di quelli dell'Ovest. Nell'ottobre dell'anno successivo la Germania veniva unificata e nel 1991 crollava anche l'Unione Sovietica e, con essa, si chiudeva l'epoca d'oro della Soyuzmultfilm, ma Krokodil Gena con il suo alto senso della Giustizia, il piccolo Cheburashka e i loro Amici, per molti, soltanto l'ennesimo strumento di propaganda del Regime Sovietico, continuavano a rappresentare l'Umanità, l'Amicizia, la Concordia e la Comunione Fraterna...

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Mittwoch, 23. April 2008

Into the West

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[...] Il Partito tentò in ritardo di cambiare la propria immagine. Il 17 ottobre, Honecker fu estromesso dal suo vice Egon Krenz che, benché più giovane non era meno detestato. L'8 novembre fu aperto un procedimento giudiziario contro Honecker per abuso di ufficio e corruzione.
Il 9 novembre, pensando di risolvere la crisi, il Politbjuro si riunì e decise di alleggerire le restrizioni sugli spostamenti dei cittadini. Sarebbe stato possibile viaggiare liberamente e il divieto di lasciare il paese sarebbe stato applicato solo in "particolari circostanze eccezionali". La seduta si protrasse fino a tarda notte. Quella sera, il membro del Politbjuro Günter Schabowski avrebbe dovuto parteciparvi... Non era stato presente alla seduta ma gli fu consegnata in tutta fretta una nota con la decisione presa, da leggere alla conferenza stampa.
[...] Dalla platea arrivò una domanda; "Da quando entrerà in vigore questa nuova normativa?". Schabowski guardò imbarazzato il suo foglio di carta, lo voltò ma non trovò la risposta. "Entrerà in vigore... che io sappia, immediatamente," disse.
***

(Foto: Wolfgang Sünderhauf/Umbruch-Bildarchiv)
***
[...] A distanza di qualche ora, diecimila persone si trovavano al checkpoint del Bornholmer Brücke, a piedi o a bordo delle loro Trabant, accalcate intorno al Muro. I riflettori della striscia della morte mostravano i pennacchi bianchi del respiro, dei gas di scarico. Si sentiva una sinfonia di clacson. Le guardie tenevano la folla sotto il tiro delle armi, ma gli ordini non arrivavano. Alla fine, il supervisore decise di lasciar passare la gente, ma ad una condizione. Le guardie dovevano porre il timbro di uscita alla sinistra delle fotografie sui passaporti dei "più importuni", così da poterli in seguito identificare e proibirne il rientro.
***

(Foto: Wolfgang Sünderhauf/Umbruch-Bildarchiv)

La gente non lo sapeva e non ci badava. Sciamarono in massa a Berlino Ovest. Quando i primi tornarono con lattine di birra occidentale per mostrare dov'erano stati, le guardie cercarono di impedire loro di tornare a casa, ma era troppo tardi... Era tutto finito, e la gente, da Est a Ovest, si arrampicava, piangeva, ballava sopra il Muro...


(Tratto da Stasiland di Anna Funder)

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Mittwoch, 16. April 2008

Tobacco's Road

... Ricordo una vecchia e storta Muratti; il suo sapore pungente e la consistenza del suo tabacco; la paura e l’emozione del tenere fra le dita quello che, ai miei occhi, era sempre stato il simbolo della maturità e dell’essere adulti; il bruciore della gola alla prima boccata di fumo e i conseguenti scoppi di tosse; i brividi lungo la schiena e Davidone: i suoi occhi vivi, grigi come le pietre di montagna, il suo sorriso amichevole e le sue guance arrossate, un po’ per via di quei primi caldi e un po’ per via di quella sua elettricità e voglia di fare, di raccontare e di raccontarsi. E ricordo una bottiglia di vodka alla menta trafugata dalla credenza del soggiorno...
..."Chi vuole avere l’onore di cominciarla?" disse il compagno che la teneva nascosta sotto la giacchetta di jeans.
..."La comincio io…" disse un altro.
..."Sì, in ogni caso, credo che sia meglio trasferirsi in balcone!" aggiunse un terzo.
... Era una bella sera di fine aprile, calda e stellata, e dal balcone di Carlo si scorgeva quasi tutta la città. La vodka alla menta scendeva: impastava la bocca, bruciava lo stomaco e rallentava i riflessi, però restare lassù, Davidone, Beppe, quel gruppetto di compagni e io, seduti sopra a quelle mattonelle marrone chiaro, con la schiena appoggiata al muro azzurro elettrico e le gambe tese contro la ringhiera, era terribilmente bello. La bottiglia e la sigaretta passavano di mano in mano e ognuno, a turno, sorseggiava e si concedeva una boccata di fumo...
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(Dai Quaderni di Zazie. Il mondo attraverso gli occhi di Michele... Correva l'anno 2001)
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°11 aprile 2008°
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"Mentre il tempo passava sulla nostra età,
mentre mille canzoni finivano già..."

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In quegli anni, mi alzavo intorno alle 6.45 e la prima cosa che facevo quando mi chiudevo in bagno era quella di accendere la mia vecchia Sony, bianca di borotalco, senza l'antenna e scheggiata su tutti e quattro gli angoli, e di sintonizzarla sulle frequenze di Radio Italia Anni '60. Perché, in fondo, già allora ero una nostalgica... E ricordo che "Aspettando Godot" era uno di quei pezzi che passavano sempre. Ma io, che fosse del Lolli, ancora non lo sapevo...
***
Mi pettinavo la chioma jopliniana fischiettando "Godot" e bevevo al volo una spremuta d'arancia, pensando a che cosa stessero facendo Susan dei Marinai o Madama Dorè. E se la mia fosse o meno Una Storia Disonesta......
Poi chiudevo la porta dietro di me e, con le cuffie del walkman nelle orecchie e il sole che timidamente cominciava a spuntare, mi dirigevo, con andatura dinoccolata e le mani affondate nel golfone sformato, verso la Piazza Maggiore, dove l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio stava già facendo roteare una Camel fra le dita...
***
Eh quel tabagismo adolescenziale!
***
E le fredde mattine in cui si aspettava l'autobus sfumacchiando e parlando delle interrogazioni, del disco che si era ascoltato la sera precedente o del concerto al quale si desiderava andare... Perché Vecchioni al Morino o al Milanollo e Guccini al Palazzetto non li si potevano perdere per nulla al mondo!
E i pomeriggi in cui, prima di fare i compiti, si andava a fumare una sigaretta nascosti dietro casa... E poi alle 18 era la volta di Michele... E, ogni tanto, si beveva anche una Beck's...
***
[...] Oggi, il tempo continua a passare sulla nostra età e altre mille canzoni finiscono già, non c'è più il Vietnam ma la Nato ancora resiste e le barricate, forse, le abbiamo sempre solo sognate, così come anche il concerto all'Isola di Wight...
Oggi, noi così diversi, noi così uguali. Così vicini, così lontani... Noi che quasi ci siamo scordati dell'emozione di quelle prime sigarette, domani dove saremo?
***

Donnerstag, 10. April 2008

... Gute Nacht!


"... Nun schnell ins Bett und schlaft recht schön,
dann will auch ich zur Ruhe gehn.
Ich wünsch euch Gute Nacht!"

***

Ma ora, svelti, a letto e dormite da bravi, perché anch'io voglio andare a riposare...

***

Vi auguro una Buona Notte!

Che Sabbiolino ha già sparso la sua Sabbia dei Sogni...

***

Montag, 31. März 2008

Il Nostro Sabbiolino... Abendgruß!

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... Il Piccolo Sabbiolino appariva la sera, prima e dopo un film, in una sorta di cornice d’azione… E augurava la buona notte ai bambini spargendo la sua Sabbia dei Sogni.

Correva l'anno: 1959!

E il DDF (Deutscher Fernsehfunk_East German Television), avendo saputo della produzione di un Sabbiolino dell'Ovest (Das Sandmännchen), il 22 dicembre, trasmetteva "Unser Sandmännchen".

Il suo Sabbiolino: il Sabbiolino dell'Est.

E pare che la prima puntata si concludesse con Sabbiolino addormentato all'angolo di una strada, in mezzo al freddo pungente. E allora i bambini della DDR, commossi e toccati nell'animo, cominciarono a scrivergli... E gli mandarono molte lettere offrendogli il proprio letto...
***
Correva l'anno: 1960!
***
Nessun muro divideva ancora la città di Berlino e Sabbiolino raggiungeva la sua fisionomia definitiva: quella con la barbetta... Viveva nella quotidianità dell'Est e viaggiava nei paesi socialisti oppure sulla Luna, con la capsula Lunochod. Visitava le truppe sull'Oder e sulla Neiße e trascorreva il tempo con i Piccoli Pionieri della Repubblica Democratica Tedesca...
***



Ma non c'era solo Sabbiolino ad accompagnare i bambini dell'Est nel loro viaggio nell'infanzia... c'erano anche Moppi il Cane, il Signor Volpe e la Signora Gazza, Meister Briefmarke, Plumps il Coboldo d'acqua, il Pulcino, Pittiplatsch il Coboldo e Schnatterinchen l'Anatra.


Correva l'anno: 1978!

Circa due anni prima Eric Honecker veniva eletto Presidente della Deutsche Demokratische Republik e proclamava l'autonomia da Mosca. Un anno più tardi, avrebbe baciato sulla bocca Leonid Breznev, leader dell'U.R.S.S...

Intanto, Sigmund Jähn, il primo Cosmonauta tedesco, volava nello spazio portandosi appresso Sabbiolino e celebrava il matrimonio con Micha, la bambolina protagonista delle animazioni russe che il suo collega sovietico aveva portato con sè...

E così, nel 1978, Sabbiolino trovava anche una Compagna...

Correva l'anno 1989!

In una notte, crollava quel Muro che in una notte era stato edificato, e il DDF cessava la sua attività...

Die Wende!

Ma il Saluto della Sera rimaneva. E Sabbiolino continuava ad augurare la buona notte ai bambini spargendo la sua Sabbia dei Sogni...
***

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"Sandmann, lieber Sandmann, es ist noch nicht so weit,
wir sehen erst den Abendgruß,
ehe jedes Kind ins Bettchen muss,
du hast gewiss noch Zeit.

Sandmann, lieber Sandmann, hab nur nicht solche Eil,
dem Abendgruß vom Fernsehfunk lauscht jeden Abend Alt und Jung.
Sei unser Gast derweil.

Kinder, liebe Kinder, es hat mir Spaß gemacht,
nun schnell ins Bett und schlaft recht schön,
dann will auch ich zur Ruhe gehn.
Ich wünsch euch Gute Nacht."

(tr.)


"Sabbiolino, caro Sabbiolino, non è ancora il momento,
guardiamo il saluto serale prima che ogni ambino debba andare a letto,
hai ancora tempo.


Sabbiolino, caro Sabbiolino, non aver poi questa fretta,
grandi e piccini ascoltano ogni giorno attentamente il saluto serale della televisione.
Rimani nel frattempo nostro ospite.


Bambini, cari bambini, è stato divertente per me,
ma ora svelti a letto e dormite da bravi,
poiché anch'io voglio andare a riposare.
Vi auguro la buona notte!"
***
(Sandmann Lied - Kinderlieder
)
***
***


Allora, con la canzone di Sabbiolino in sottofondo, Saluti della Sera anche a Voi...
***

Abendgruß!





(Per chi volesse dare un'occhiata al sito tedesco di Sabbiolino e dei suoi Amici...
Vi lascio il link:

http://www.sandmaennchen.de/)

***

Freitag, 21. März 2008

In Weiter Ferne, So Nah!

(Cassiel und Damiel)


"Voi, voi che noi amiamo,
voi non ci vedete, non ci sentite, ci credete così lontani,
eppure siamo così vicini!


Siamo i messaggeri che portano la vicinanza a chi è lontano.
Non siamo messaggio, siamo i messaggeri.
Il messaggio è l'amore.


...Die Botschaft ist Liebe...


Noi non siamo niente. Voi siete il nostro tutto.


Lasciateci vivere nei vostri occhi,
guardate il vostro mondo attraverso noi.
Riconquistatevi insieme a noi lo sguardo pieno d'amore.

Allora saremo vicini a voi,
e voi a lui."


(In Weiter Ferne, So Nah!_Così Lontano, Così Vicino!_Wim Wenders)

(Marion und Damiel)
(Cassiel)
***

°12 marzo 2008, ore 01.30°


Die Botschaft ist Liebe... E loro, sì, ci sono incredibilmente vicini, anche se noi li crediamo irrimediabilmente lontani.


E questo mi conforta.


Samstag, 15. März 2008

Heimat. Riavvolgere il Tempo ed essere ancora là, tutti assieme...

***
° Per tutti la vita è un ritorno a casa: commessi viagguatori, segretarie, minatori, apicoltori, mangiatori di spade. Per tutti. Tutti i cuori irrequieti del mondo cercano la strada di casa.E' difficile descrivere cosa provassi allora... Immaginatevi di camminare per giorni in un turbine di neve, senza neppure accorgervi di camminare in tondo, la pesantezza delle gambe nei cumuli, le vostre grida che scompaiono nel vento, e la sensazione di essere piccoli e immensamente lontani da casa.Casa. Il dizionario la definisce sia come un luogo di origine, sia come uno scopo o una destinazione. E la bufera? La bufera era tutta nella mia mente. O come dice Dante, il divino poeta: "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita. "Alla fine ho ritrovato la diritta via, ma nel posto più improbabile. °
***
("Patch Adams", 1998)



La mezzanotte è passata da poco e, fuori, il silenzio sembra scalfito soltanto dai rintocchi della vecchia campana del Sacro Suolo, quella stessa che, forse, ai tempi di Don Giovanni, qualcuno suonava appendendosi alle sue lunghe corde e lasciandosi trascinare su, così come si vedeva sempre fare nei film di Don Camillo...

Nonostante sia ancora inverno, la mia stanza è meno fredda che in passato e l'aria comincia a odorare di primavera... Anche se, talvolta, sì, lo devo ammettere, il tempo è ancora molto da DDR... Grigio. Proprio come una lamina di acciaio o un muro di cemento. E sembra di camminare avvolti nella nebbia, o nell'oppressione, che poi, fondamentalmente, è quasi la medesima cosa, e l'umidità ti entra nelle ossa e non se ne va più. Tempo da passeggiata col soprabito nella Bernauer Straße o lungo la Karl-Marx-Allee...
Ma stasera non è del tempo che desidero parlarvi... E' di qualcos'altro, fondamentalmente.

... Insomma, sto ascoltando Bonnie Tyler a ruota continua, perché sulle frequenze di Berlin Radio Paradiso, Anja Medau la passa quanto meno una volta al giorno e a me è come se fosse entrata nella carne. Intanto rifletto sul significato della"Casa", come luogo d'origine e come destinazione...

Allora la mia mente ritorna là...

A quell'appartamento al secondo piano e a quel palazzo anni sessanta all'incrocio fra Corso Europa e Via del Porto.
Tre stanze e mezza e una cucina laccata di rosso.
Tappezzeria stile Unione Sovietica e un divano in cantina, assieme al vino. Perché in soggiorno, al suo posto, c'era il letto del Nonno.
Porte vecchie, sottili e senza chiavi perché, un giorno, per gioco, avevo pensato bene di nasconderle e poi non le avevo più ritrovate!
Bagno con le piastrelle azzurro puffo quasi fino a metà muro. E da bambina chiedevo sempre alla Mamma se sarei mai cresciuta così tanto, se la mia altezza sarebbe mai riuscita a superarle... E lei mi rispondeva che quello non sarebbe stato possibile, perché il Papà non era così tanto alto e io ero di costituzione troppo minuta.
Invece poi, Mamma, quelle piastrelle sono riuscita a raggiungerle... Anzi, le ho addirittura superate! Così come la mia altezza ha superato quella del Papà.

[...]

Ricordo che d'estate, quando il caldo di fine giugno risvegliava il mondo del quartiere e i cortili tornavano a ripopolarsi e a sprigionare tutto ciò che il freddo e il cielo bigio avevano assopito e attutito, a me piaceva annusare l’aria: sentire l’odore dei sughi al pomodoro e basilico mischiarsi a quello dell’asfalto rovente e della gomma bruciata e mi piaceva fischiettare contenta, seduta sul pavimento del balcone, con le gambe infilate in mezzo alle sbarre, e scrutando la danza che le tende, blu e ormai scolorite, intraprendevano con il vento. Ed era come se tornassero anche loro a respirare; era come se quella vita che l’inverno aveva trasformato in un segreto da custodire gelosamente riprendesse a pulsare con la ferocia che le era consona... E quel che si percepiva lo ricordo come un qualcosa di pazzesco!

Il Nonno trascorreva le sue giornate seduto sul pianerottolo dell'appartamento, in maniche di camicia, oppure davanti al televisore, perennemente sintonizzato sul "Giro". E si emozionava ogni qual volta Miguel Indurain o Gianni Bugno si alzavano sui pedali e cominciavano a rincorrere l'agognata vittoria; perché lui il ciclismo lo amava, semplicemente. E perché il ciclismo, ai suoi tempi, aveva rappresentato l'Italia povera, ma tenace.
La Nonna, invece, chiacchierava con Clelia, Cecilia o la signora Maria, mentre la Mamma lavorava in un ufficio di commercio con la Francia. Del Papà non sapevo moltissimo... Lo vedevo soltanto nei fine settimana ed era totalmente estraneo a quel nostro circuito vitale. Il Sacro Suolo sarebbe venuto soltanto dopo...

Io disegnavo e parlavo da sola. Osservavo con attenzione ogni cosa che attraversava il mio sguardo ed ero orgogliosa di quella mia particolare Famiglia, anche se, talvolta, forse per una sorta di invidia infantile, ne avrei voluta una come quella del mio Amico Luigi...

[...]

Sono cresciuta in quell'appartamento all'incrocio fra Corso Europa e Via del Porto.
E ricordo ancora quella vecchia e diroccata fabbrica che sorgeva al posto del Centro Commerciale, o i ragazzini di Via Busca che giocavano a pallone lungo la strada, senza curarsi di nulla. E Pier Luigi che, quando spegneva il suo stereo grigio topo, scendeva in cortile e cantava a Simona "Sei bellissima"... E sua madre, dal balcone, che guardava giù fumando la sua ennesima sigaretta...

La Nonna, il Nonno, la Mamma, la Chicca, Rina, Tonino, Dirce e Pino sono stati la mia Famiglia. Così come lo sono stati tutti coloro i quali, in un modo o nell'altro, ci sono stati vicini, nella gioia e nelle difficoltà, quegli stessi che ci hanno lasciato una pentola di minestrone davanti al pianerottolo quando noi si era rincasati tardi dall'ospedale, o gli stessi i cui abbracci sono sempre stati sinceri.

La mia Casa come origine non può che essere questa.
Perché quel che mi lega al Sacro Suolo è un qualcosa di differente, semplicemente. E perché il Sacro Suolo è venuto soltanto dopo.


E io
vorrei ancora essere là, con tutti Voi.
E tornare a quei giorni, anche se, spesso, erano impastati di lacrime... E Nonni, festeggiare il vostro compleanno così come lo abbiamo festeggiato l'ultima volta, con Doris e Greg...
Guardare giù dal balcone e accorgermi che nulla è cambiato.
Che Voi siete ancora accanto a me
...


***


Questi sono Pensieri. Enumerazioni Caotiche... Sehnsucht. Nachdenken.

Il mio Passato è cristallino, mentre il mio Futuro quasi opaco, come il vetro di quel vecchio specchio barocco. E io sono alla ricerca di un nuovo equilibrio e, ogni tanto, mi sembra davvero di camminare in un turbine di neve. E se oggi posso affermare con certezza dove sono stata sino ad ora, domani non so, con la medesima e precisa esattezza, dove sarò... Ma, forse, chissà, un giorno troverò anch'io la mia strada, la mia Casa come destinazione, nel posto più improbabile...

***

Vi Voglio Bene.

[Dai Taccuini di Zazie in data 9 marzo 2008, ore 01.51]
***

Mittwoch, 5. März 2008

Marienborn_Soviet Checkpoint

***
La cortina di ferro più traumatica d’Europa è diventata irreale. Nemmeno con l’aiuto di vecchie carte della Ddr si riesce a capire dov’erano i muri, le trappole della morte, le torri che illuminavano a giorno chilometri e chilometri di terreno, le temibili barriere di metallo (la Ddr comprava l’acciaio a Ovest dalla Krupp, a garanzia di robustezza). Tutto è stato estirpato, riordinato. Solo raramente, passando attraverso i campi o i boschi, capita di intravedere un pezzo, non ancora interamente nascosto da erbe e cespugli, di quelle piste dove passavano le camionette dei Vopos per frugare ogni metro quadrato di territorio alla ricerca di eventuali fuggitivi.
Poco prima che ogni traccia venisse cancellata qualcuno ha deciso che almeno il più tragico dei checkpoint fra le due Germanie dovesse restare in piedi. A Marienborn, sull’ex autostrada di transito Berlino-Hannover, quella che permetteva agli automobilisti occidentali di raggiungere Berlino Ovest in un unico percorso senza uscite, il valico di frontiera è stato lasciato com’era: un memoriale della divisione tedesca.

Marienborn era un sismografo dei rapporti Est-Ovest.
***
(Grenzübergangsstelle Marienborn_Controlli nel dicembre 1989; Author: Günter Mach)


Se il Vopo salutava voleva dire che non c'erano nubi gravi sull'orizzonte politico. Altrimenti bisognava rassegnarsi a lunghe attese. L'automobile veniva ispezionata con specchi e controspecchi, mentre il passaporto, avvolto in una busta di plastica, scompariva su un nastro mobile per raggiungere l'ufficio centrale. Dietro quell'ufficio si può vedere ancora il Salone dei Morti, chiamato così perché lì venivano aperte le bare in transito, per vedere se per caso invece di un morto non contenessero una persona viva. Sotto il checkpoint, un labirinto di corridoi sotterranei in cui la Stasi aveva nascosto i telefoni e le microspie.
***
(Marienborn Kontrollhaus; Author: Clemensfranz)
***
[...] La signora Eggert abita nella prima casa, dietro c'erano i cani addestrati per azzannare chiunque passasse. Di notte la casa degli Eggert era illuminata dalla luce dei fari, di giorno frugata dai cannocchiali dei Vopos. Alla fine degli anni Sessanta, dopo la nascita della prima figlia, la signora Eggert si mise d'accordo con la madre che abitava nell'Ovest, per farle vedere la neonata da lontano, tenendola sul davanzale della finestra. Il giorno dopo il marito fu convocato dalla polizia: "Tua moglie dialoga con l'Occidente..."
[...]
***

(Zweckgemeinschaft, in Piccolo viaggio nell'anima tedesca, di V. Vannuccini e F. Pedrazzi)
***

Sonntag, 27. Januar 2008

Everything Is Illuminated

***



"Everything is illuminated in the light of the past,
which is inside us looking out..."
***
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Freitag, 25. Januar 2008

A Hazy Shade of Winter



"Time, time
time, see what's become of me
while I looked around for my possibilities

I was so hard to please
Look around
leaves are brown
And the sky is a hazy shade of winter

Hear the Salvation Army band
down by the riverside's
bound to be a better ride
than what you've got planned

Carry your cup in your hand and look around
Leaves are brown
and the sky is a hazy shade of winter
Hang on to your hopes, my friend
that's an easy thing to say
But if your hopes should pass away
simply pretend that you can build them again
look around
the grass is high
the fields are ripe
it's the springtime of my life

Seasons change with the scenery
Weaving time in a tapestry
Won't you stop and remember me
at any convenient time?
Funny how my memory skips
Looking over manuscripts
of unpublished ryhme
***
Drinking my vodka and lime,
I look around
leaves are brown
and the sky is a hazy shade of winter."

(A Hazy Shade of Winter_Paul Simon)


(Zazie_Vue de ma fenêtre)


Drinking my cup of tea and listening to the Radio Paradiso...

I wish only remember your smile.

***

Dienstag, 22. Januar 2008

The Other Side of the Moon

One day the Keeper of the Enchanted Castle gave Zazie an old movie camera, black and with chipped lens. It was not a super 8 and she immediately had known it, but it was a movie camera and this was the most important thing for her.

Some days later, Zazie began to shoot some scenes for her short movie.

<<I want to tell you about my dream>>.
<<I want to tell you about my dream>>.
<<I want to tell you about my dream>>.

For 21 times. Near the Old Jail and the Cloister, under the sun, rain and snow.
And “The Other Side of the Moon” was born so. A dark short movie title, I know. It looks like a title of a Pink Floyd album, isn’t it?! Yeah and I think Zazie Sturm und Drang knew it, too.

Sturm und Drang…
Her love of cinema began…

On a cold November day, Leni Riefensthal crossed Zazie’s way. It was one of those days in which everything is calm and veiled by the fog. One evening Visconti knocked on her door, too. And he began to talk about "The Damned”…

<<Triumph des Willens! Triumph des Willens! Götterdämmerung!>> the Coryphaeus shouted.
<<Shut up, please!>> she replied.

The Nouvelle Vague flourished in Paris and Zazie was enchanted. Every day she run down stairs of the Sacre Coeur. She breathed life into her and she was Dionel’s best friend, but she dreamed to become a Man-book and she wanted to come up to the other side of the river. She would have been like to be an Emily Dickinson poem, or "White Nights" by Fedor Dostoevskij.

But one evening, “Two English Girls” “Shot the Pianist” and Zazie was scared about it, so she began to run to the train station and, it’s hard to believe, but she looked like a gazelle. She was able to arrive on time for “The Last Metro”... And some days after, she began to live in a “Green Room” and then she became “The Woman Next Door”.

Zazie... But why am I talking about this? For which reason?
No reason. I know it.

Now I think Zazie is a little bit tired... But she “Takes the Money and Runs”, all the same.
So Run Zazie, Run.
… These are “Things of This World”! And it’s Her Life!


***


Mmm… You're probably wondering by now just what this is all about… well, it’s nothing. It’s only a chaotic enumeration! Or a stream of consciousness, if you prefer…


[Special thanks to Leni Riefensthal, Visconti, Truffaut, Godard, Woody Allen, Tom Tykwer, Michael Winterbottom]
***

Donnerstag, 17. Januar 2008

Cielo... Fango?! Feel the Loneliness.

***
"Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
io lo so che non sono solo,
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
sotto un cielo di stelle e di satelliti,
tra i colpevoli le vittime e i superstiti,
un cane abbaia alla luna,
un uomo guarda la sua mano,
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su,
era bello il panorama visto dall'alto,
si gettava sulle cose prima del pensiero,
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero,
ora la città è un film straniero senza sottotitoli,
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli,
il ghiaccio sulle cose,
la tele dice che le strade son pericolose,
ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente,
il profumo dei fiori, l'odore della città,
il suono dei motorini, il sapore della pizza,
le lacrime di una mamma, le idee di uno studente,
gli incroci possibili in una piazza,
di stare con le antenne alzate verso il cielo,
io lo so che non sono solo,
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
io lo so che non sono solo,
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango,
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango,
la città un film straniero senza sottotitoli,
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi,
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede,
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio,
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te,
ma ti guardi intorno e invece non c'è niente,
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che venire voglia di svegliarsi e di alzarsi,
smettere di lamentarsi,
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente,
di non riuscire più a sentire niente,
il battito di un cuore dentro al petto,
la passione che fa crescere un progetto,
l'appetito, la sete, l'evoluzione in atto,
l'energia che si scatena in un contatto,
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango,
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo,
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango."
***
(Fango _ Jovanotti)
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***

E io mi fondo con il cielo e con il fango...

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E rido. Piango...

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... I feel the loneliness all around me.

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Sonntag, 6. Januar 2008

Dezembertage... Heimat. This Land Is My Land!


Zazie aveva sette anni e la Vigilia di Natale era per lei un qualcosa di magico; un'attesa e una gioia indescrivibile, e la città in cui viveva allora le pareva un'orchestra luminosa, mentre, lungo le strade, ogni adulto era impegnato a stringere mani e a sorridere al mondo la fuori. E dell'ipocrisia non ne era ancora a conoscenza. Semplicemente. Ma la Vigilia di Natale era per lei anche Messa di Mezzanotte e doni ai piedi di quel vecchio albero che, ogni anno, pareva diventare sempre più piccolo quando, semplicemente, era Zazie che cominciava a diventare sempre più grande, e poi quella piccola casa di Rina e Tonino, laddove, a conclusione della Messa, si stringevano tutti assieme, bevendo una tazza di cioccolata calda e mangiando una fetta di pandoro. Perché il panettone era da "grandi"...

Zazie trascorse la sua infanzia così, poi, all'età di quattordici anni si trasferì al Sacro Suolo e quando giunsero gli anni della labile adolescenza, la Vigilia di Natale divenne per lei Messa di Mezzanotte con la Vecchia Brigata, vin brulè sul piazzale della chiesa e regali comunitari. E ricorda particolarmente quel Natale in cui, intorno alle 23, aveva cominciato a nevicare e lei e gli altri, al termine della Messa, avevano acceso le loro candele, mentre Leo, Vale e Stefano, nonostante il freddo, avevano abbracciato le chitarre e preso a suonare "Happy Christmas (War Is Over)". E poi tutti assieme si erano recati al Luogo della Perdizione e si erano scambiati i regali. E lei, Davidone, Cris, Federica, Andrea lo Tzigano, Yale e l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio avevano concluso quella magica notte giocando a malòche davanti al Comune ed erano tornati a casa con il ghiaccio dentro le ossa ma con il sorriso nel cuore.
Oppure ricorda particolarmente quel Natale in cui, al "Centro", lei, Giuliano, Doris, Leo e Brigata avevano atteso il caffè di Urfa per un tempo indescrivibile. E intanto Yale e gli altri cantavano, Sabina rideva mentre Bertu era alle prese con la sua ennesima “sporca faccenda”...

Quel Natale era stato proprio speciale. Uno dei più belli.



°24 dicembre 2007°


Zazie mette sul piatto un disco dei Puhdys, alza il volume dello stereo, accarezza velocemente il suo cane e poi, fischiettando quelle canzoni natalizie tedesche che ormai ha quasi imparato a memoria, scivola in cucina e aiuta sua mamma ad impastare… E ci sono panzerotti fatti in casa ovunque, anche nel corridoio! E suo nonno sostiene che manchino ancora un po' di sale, mentre a lei, per contro, sembrano proprio buoni! E se li gusta crudi, come faceva quando era bambina.

Scende placida la sera e il disco dei Puhdys, sicuramente, è stato suonato un paio di volte di troppo e credo che quella di Zazie sia l'unica stramba "famiglia" in territorio italico a trascorrere il Natale ascoltando pezzi teutonici!

Il vecchio campanile del Sacro Suolo scocca le 20 e, finalmente, è tempo di Cenone. E ci sono le alici al verde intrise di aglio, i tipici antipasti di famiglia, i panzerotti, l'arrosto e il panettone con la crema al Bicerìn. E Zazie, sicuramente, mangia più crema che panettone! Poi giunge il tempo della Messa, dove ci sono sempre tutti e nessuno è ancora riuscito a capire se sia per via di una profonda religiosità o, semplicemente, per via di quell'antica tradizione e quel sempiterno legame che tiene tutti morbosamente legati al Sacro Suolo.
E dopo la Messa, il vin brùlè e una o più sigarette. Gli abbracci, i baci e una telefonata di quasi mezz'ora a Dublino, all'Amico dagli Occhi di Ghiaccio... Perché tanto finanzia il Compagno Simone!
E poi Tre Sca' per il gruppo blues. Con la Brigata, Greg, Davidone, Cris ed Elena che, dopo una caipiroska rigorosamente in tinta con la sua sciarpina (e la mia!), comincia a sprizzare allegria da tutti i pori e saluta visi noti e meno noti e arriva addirittura ad importunare il vecchio Piuma: uno dei ragazzi più enigmatici della Landa Cuneese!
***

(Elena e Zazie con le "bevande" rigorosamente in tinta con le sciarpine dell'Equo Solidale)

(Cris)

(Greg e Davide: solo nei peggiori bar di Caracas)

(Graziano e la sua Blues Band)


... Brindisi e tanta voglia di stare assieme. E non semplicemente perché è Natale, ma perché si ha voglia, punto. E si sta bene in compagnia! E non c'è ipocrisia.

E la Vigilia scivola via così, fra il gelo della notte e la stanchezza.

... Giunge il Natale ed è fuga ad Isasca, in Valle Varaita, e poi tisana e patatine alla Drancia con Jean e Fede.

(Greg)
(Zazie)
***

Ancora un Grazie a tutti!

Vi voglio bene!

***

Montag, 24. Dezember 2007

Dezembertage... Merry Christmas!

***

(Onda Sonora: Puhdys - Dezembertage)

***


"Schnee und Eiseskühledieses Jahr ist bald vorbei.Tief im Glanz der Gefühleein Hauch Besinnlichkeit,ein Hauch Besinnlichkeit.


[...]


Kerzenfeuer wird entfacht,leuchtet in der Weihnachsnacht,wärmt die Seele und das Herz,heilt oft Wunden und den Schmerz..."

***

Perchè, talvolta, questi inni di pace riscaldano il cuore e guariscono ferite e dolori...


***


Ovunque voi siate, vi auguro di cuore un Buon Natale!
E che questi giorni vi portino la pace e la serenità che, di giorno in giorno, andate cercando...

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Merry Christmas!



(If you want to listen the song, click here: http://www.puhdys.com/index.php?key=download and select "Dezembertage")

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Mittwoch, 28. November 2007

Saving Grace!

° 9 agosto 2007 °

Amsterdam; ore 7.30

La stanza è ancora in penombra e le mie membra sono come intorpidite. La giornata non sembra delle migliori e il sole fatica a sorgere, l'aria è umida...
L'Irlandese si è addormentato vestito, mentre gli Australiani han ceduto le briglie all'inquietudine e, con la loro chitarra in spalle, sono tornati Sulla Strada. Perché le fughe no, non sono ancora finite.


"... Vorrei capire i miei pensieri, i sogni all'alba veritieri..."
Lontana sembra la città. Invece, è solo lì... Appena oltre quella finestra...
Così Lontana, così vicina.


***

E' ancora presto, ma io sono convinta che Vincent ci stia già attendendo. E questa volta, scommetto un girasole, non se ne andrà via tanto facilmente... Me lo immagino fermo all'angolo della Paulus Potterstraat, con un pipa in bocca e le mani affondate in un giubbotto scuro. Perché oggi credo che faccia freddo, l'aria è umida... E poi me lo immagino perso in qualche suo giallo pensiero. Gli occhi a fessura, i capelli tagliati corti, le gambe fragili come il gambo di un fiore e le dita nodose.
La vita, la vita... Amico, nel mare ci si perde, sì... Ma anche se qui le Notti Stellate non sono come quelle di Arles, Vincent, sei pur sempre a casa...

***
Colazione sotto il vigile sguardo di Piggy; ore 8.30

E pensare che ieri sera questa sala era festosa... Tutti seguaci della "religione del tirare tardi fino al mattino", tutti persi a dimostrarsi vivi, chi di fronte ad una birra, chi con uno strumento fra le mani e chi beato in mezzo ad una spessa coltre di fumo dolciastro. Ora, invece, il silenzio regna sovrano e il caffè caldo è l'unica cosa che può davvero salvare... Io però non sono stanca. Sono un Piede Vagabondo e ho voglia di andare. E poi c'è Qualcuno mi attende...

***

L'Irlandese, non trovando altro posto e sentendosi come smarrito, si è seduto al tavolo con alcuni Americani e ora sta leggendo un quotidiano locale; sembra ancora assonato e i suoi capelli sono dannatamente scarmigliati. Somiglia sempre di più a Josh Ritter e quasi le due figure arrivano a fondersi assieme, le sfumature diventano impercettibili... Allora tu cominci a domandarti chi, su quel palco di Saint Vincent, alcuni anni fa, avesse davvero cantato "Wings"...

Fra poche ore tornerà in Irlanda, nella sua piovosa Dublino, e stasera siederà nel solito pub, al solito tavolino, con una scura in una mano e una penna nell'altra, e, chino sul suo quaderno, cercherà di trovare le parole che ha perso... Perché quell'articolo sul teatro inglese, lui non l'ha mica ancora finito! E poi guarderà attraverso la polverosa finestra, tenderà l'orecchio al Violinista di Dooney e, forse, penserà a quel qualcuno che, in fondo, non l'ha dimentacato...

***

Ed io rigiro fra le mani la tazza di caffè... Non trasmette più calore: è ormai fredda; proprio come quel poco di caffè che vi è rimasto sul fondo.
L'Irlandese ci ha appena salutati e ci ha augurato un "buon tutto"; come si è soliti a fare in questi casi... Poi s'è voltato ed è sparito dietro il suo zaino.
E io mi sono ritrovata con un altro indirizzo sul mio taccuino...


"Il domani nessuno lo sa.
E dopo domenica è lunedì... Sì."


I say goodbye...
Amico d'Irlanda, ci incontreremo nuovamente tutti lungo La Strada e magari, chi lo sa, fingeremo di non esserci mai conosciuti... E sarà ugualmente bello.


(Holland, Amsterdam; I Amsterdam)
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Il cielo è bigio, tira uno strano vento e c'è odore di pioggia. E arrampicarsi sull'I Amsterdam per quella rituale fotografia che tutti hanno, da Paolino a Simone, risulta alquanto semplice; quel che appare maggiormente difficile è, invece, riuscire a scendere senza slogarsi una caviglia! E allora, con le gambe a penzoloni sulla grande "A", cominci a domandarti perché ti sia venuta la stramba idea di arrampicarti sin lassù, se davvero desideravi farlo o se, come piuttosto direbbe il Compagno John Steinbeck, premeva anche a te, così come a tutti, avere una fotografia che ti ritraesse a cavallo di quella gigantesca scritta!
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Paulus Potterstraat; ore 14
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Stamane Vincent non se n'è andato: ci ha attesi con pazienza, ha accennato un sorriso e, poi, in silenzio, ci ha condotti nel suo mondo. La pelle delle sue mani era ruvida, mentre le sue unghie erano lunghe e se io non avessi saputo che era pittore, l'avrei creduto musicista.
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Ho visto un paio di logore scarpe, la collina di Montmartre e Agostina nel Cafè du Tambourin.
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Vincent, in quegli anni, era a Parigi...
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E poi ho visto peschi e peri in fiore, Marcelle Roulin in fasce, una casa gialla e quella sua stanza dalle pareti storte.
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A Vincent, Arles piaceva. Gli piacevano i suoi colori...
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Allora grazie Vincent...
Grazie perché ci hai condotti nel tuo mondo.
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Genio e Passione.
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(Holland, Amsterdam; It's a cloudy day)

Anche oggi, come accade da un paio di giorni, si è pranzato nel tardo pomeriggio e ora si è qui, lungo il Singel...

Fumo una sigaretta seduta sull'ormai consueta panchina del Torensluis e osservo la statua di Multatuli. E ancora non riesco a capire il motivo per il quale Eduard Douwes Dekker abbia scelto come nome d'arte proprio "Multatuli", cioè, so che "Multatuli" viene dal latino e che vuol dire un qualcosa come "ho sofferto molto", però non so, per così dire, il perché di questa sua scelta... Forse, semplicemente, se fossi stata al Museo di Korsjespoortsteeg avrei un dubbio in meno! Ma non ne ho avuto il tempo, nè tanto meno l'avrò; domani sarà la volta di Haarlem... In ogni caso, il fatto che questo scrittore, in un suo romanzo, avesse denunciato la ristrettezza mentale del mondo coloniale olandese me lo rende simpatico. Doveva essere un "buon craino", un personaggio particolare... La sua baffuta statua al Torensluis è alquanto strana: è protesa in avanti e il suo busto appare senza braccia. La trovo curiosa, via.

(Holland, Amsterdam; Torensluis: Singel canal)

(Holland, Amsterdam; Torensluis: Multatuli)


Leidsestraat, Wok to Walk; ore 21.00

Attendo il mio riso-con-piselli seduta al tavolino che c'è proprio accanto alla finestra e che si affaccia sulla Leidsestraat. Il locale è affollato e alla radio stiano passando "Moonlight Shadow" nella versione di Belinda Carlise e io penso a come sia curioso che, al di fuori dell'Italia, questi pezzi possano essere trasmessi ad ogni ora della giornata e seguire, per esempio, un pezzo di rock contemporaneo. Perché nella nostra piccola penisola un pezzo simile sarebbe già stato inserito all'interno di qualche programma speciale, in una sorta di "Area Protetta" o "Zona Franka", e lo speaker di turno si sarebbe sentito in dovere di dare una spiegazione, di contestualizzare o di sorridere, che 'so io, ripensando agli anni '80. Invece qui, come in Germania, è possibile sentire un pezzo come quello di Belinda Carlise o dei Savage Garden dopo un pezzo di Dave Grohl o degli U2 e, ogni tanto, dannazione (e qui mi si scuserà!), anche dopo un pezzo della Pausini! E, semplicemente, allora, ti domandi perché la Pausini sì e De Andrè no! Comunque... L'uomo, in quanto uomo, è peccatore.

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Mi sento stanca: ho le gambe molli e non so se sia per via della "strada nei miei sandali" oppure per via l'erba di Grace e Compagna.

La prima volta che ho "fumato" avevo diciassette anni ed era il prima Capodanno senza i miei genitori. Eravamo a casa di Davidone, io e tutta la Vecchia Brigata, e ricordo che le ragazze mi avevano "costretta" ad indossare la gonna, ma, come da copione, a metà cena, io ero ricomparsa dal bagno con i soliti jeans e le solite Gazelle nere e tutti erano scoppiati a ridere. Ascoltavamo la colonna sonora dei Blues Brothers e, a turno, intrecciavamo i capelli dell'Amico dagli Occhi di Ghiaccio. Poi, ad un certo punto, intorno alla mezzanotte, erano comparsi anche Yale il Biondo, Leo, Andrea lo Tzigano, Federica, Lauretta, Robìgno e Davide il Peruviano. E Yale, chiuso in quel suo cappotto marrone scuro e con la sigaretta fra le dita, sembrava Il Pianista. O comunque un Polacco! Aveva portato con sè il doppio album del Festival di Woodstock e la chitarra ed entrambi eravamo finiti a parlare di musica accanto allo stereo; poi lui si era alzato ed era uscito con Gian, Leo e gli altri. E io l'avevo seguito, senza neppure sapere per quale motivo. O, forse, sì, forse lo sapevo... Semplicemente, mi affascinava, ecco. Sapeva molte cose e, chiuso in quel suo cappotto marrone scuro, sembrava Il Pianista! Allora avevo aspirato anch'io... Ma avevo fatto un "tiro" soltanto e non avevo sentito nulla. Poi eravamo tornati dentro e, seduti accanto allo stereo, avevamo atteso il mattino e bevuto molto caffè...

Nel corso degli anni, a questo primo "tiro" ne sono seguiti altri tre o quattro, ma non ho mai fumato un joint intero e se Alex fosse qui ora, vi direbbe che, birra e sigarette a parte, sono uno "strait edge". Io non so precisamente che cosa intenda lui con questo termine ma se esso indica "colui che segue la filosofia del non fumare", posso dire di essere uno "strait edge". O, quanto meno, di esserlo stato. Perché l'oggi ha rotto l'ordine...

... Intanto, in sottofondo, a "Lady d'Arbanville" di Cat Stevens segue un pezzo rock di una band locale...

L'abbiamo scorto ieri, durante una passeggiata lungo il Prinsengracht... Si chiama la Tertulia ed è un coffee shop gestito da due signore anziane(!). L'ambientazione è floreale e sul muro esterno c'è un dipinto che raffigura Vincent. E' un luogo che trasmette tranquillità... E noi sembriamo due bambini che hanno appena aperto gli occhi sul mondo. Imbarazzati e inesperti. Timidi e curiosi... D'un tratto, semplicemente, ci ritroviamo dentro, seduti al tavolino accanto alla finestra, fra le felci e le rocce. E dallo stereo, un pezzo di Nick Drake...

E in questa atmosfera, bevendo the verde, Greg ed io abbiamo fumato per la prima volta un joint intero.

E, forse, è solo una questione di cultura. Perché in fondo al locale ci sono una mamma e una figlia che sorseggiano una tisana e un distinto signore e anziano signore che lavora al suo computer e, contemporaneamente, fuma un po' erba. Forse è uno scrittore. O forse, semplicemente, è un uomo come lo è mio padre...

Io rimango senza parole e affascinata da tutto. Dal come qui si riesca a vivere e a convivere; dalle due signore anziane dietro al bancone; dallo "scrittore"; da Nick Drake in sottofondo; dalle felci e dalle rocce. E non c'è nulla che crei"una moda" o che renda, in qualche modo, "controcorrente". Ed è questo, fondamentalmente, ad affascinarmi così tanto!

Lungo il Prinsengracht sono leggera, ho voglia di ridere... E sono felice perché ho condiviso con Greg anche questo mio primo e, nel contempo, ultimo momento-joint! Felice, punto. Come sono stata felice quando ho condiviso con lui tante altre cose...

Ma ecco che, finalmente, è arrivato il mio riso-con-piselli!

(Holland, Amsterdam; La Tertulia. Prinsengracht 312)

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Intanto scende la sera e, nuovamente, è tutto un'orchestra di luci e passeggiare lungo i canali o in mezzo ai giovani e agli Olandesi che affollano il Leidseplein, fingendosi cittadini o vagabondi, è pazzescamente bello.

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(Holland, Amsterdam; My Little Ancient World)

(Holland, Amsterdam; And the sun goes down...)

Flying Pig; ore 23 circa

L'Irlandese è ormai nella sua Dublino, mentre gli Amìs ed Francoforte, come anche i Portoghesi, sono ancora fuori e qui ci sono solo i Francesi del primo piano alle prese con i loro "acquisti" e il Giovane Martin che gioca a carte con il Metallaro Rosso sotto il vigile sguardo di Vincent, l'Absente.

Noi, intanto, si attende il passaggio di Morfeo, bevendo la consueta birra della sera e fumando quel poco di tabacco che è ancora rimasto...

(Holland, Amsterdam; Daysleeper)

(Holland, Amsterdam; Piccoli Francesi Crescono)

(Holland, Amsterdam; L'Absente. Distorsioni al Flying Pig)

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Poi chissà come sarà pattinare ad Amsterdam, d'inverno...

Freitag, 23. November 2007

Zazie in den Städten... Haarlem Story

° 10 agosto 2007 °

Train from Amsterdam Ceentral to Haarlem

Nuovamente un treno in corsa; nuovamente un movimento... E Amsterdam si scioglie alle nostre spalle.
Ho un piede radicato nel Passato, ma, nel contempo, ho lo sguardo dritto e aperto nel Futuro... Perché si sta viaggiando in direzione di Haarlem.
E stanchi si è stanchi, certo, e anche sporchi, ma il libro è ancora da sfogliare e tutto, o quasi tutto, è ancora da provare... E il sorriso è senza rimorso.

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Haarlem; ore 17 circa; lungo i Canali

A chi ha decantato la Morte di Dio e la conseguente ed abissale solitudine, io, sinceramente, non ho mai creduto... Nè un tempo, nè, tanto meno, lo credo ora. Altrimenti la Liberazione dal Brùcaliffo non si spiegherebbe, no?! Eh certo!!!

Haarlem è tranquilla. E' lenta: non elettrica come Amsterdam; ed è silenziosa. I suoi ponti e le geometrie delle sue case mi ricordano molto la Danimarca... Anche se io, in Danimarca, non ci sono ancora mai stata; ma ecco, forse, è un po' come se mi affiossaressero alla mente ricordi provenienti da un mondo lontano... E saranno questi colori quasi sfumati e quest'odore di salato o, semplicemente, saranno l'Oceano Mare e la luce particolare della città a regalarmi determinate sensazioni... Non saprei davvero. Perché trovo che sia una cosa estremamente difficile da spiegare...

(Holland, Haarlem)

I soldi cominciano a scarseggiare e tocca adattarsi a mangiare anche quel che, diversamente, non si mangerebbe; perché quel che conta, in queste situazioni, è la quantità, non tanto la qualità! E allora ti va bene anche un fast food... E, semplicemente, sorridi al pensare a quel pomeriggio di un paio di anni fa in cui giurasti che, in uno di quei locali, non ci avresti mai più messo piede! Perché Betta... lei aveva digerito tutto ed eri tu quella che aveva avuto dei seri problemi. E poi l'odore di fritto; e tutta quell'omologazione. Come l'avevi chiamata allora... Invece da Alfredo... beh, da Alfredo era completamente differente! Perché lui ti portava il fiaschetto di vino nero e tu bevevi in quei bicchieri che tanto ti facevano ricordare i bicchieri della nonna, quelli in cui, da bambina, intorno alle quattro del pomeriggio, sorseggiavi il latte con la menta. E perché il pane di Alfredo era quasi come il pane di montagna e le sue focacce come quelle che mangiavi quando tornavi dall'asilo. E poi da Alfredo si poteva fumare e ascoltare un disco dei Platters o uno degli Who; e i conti te li faceva con una vecchia calcolatrice plasticata... Comunque...

Si è pranzato in un fast food...

(Dopo l'infausto incontro con il Brùcaliffo, il quale è riuscito, dopo un'ardua lotta verbale, a pagarmi il biglietto dell'autobus numero 2 ed ha rifiutato il mio denaro zittendomi con un "Dai i soldi a Berlusconi!" Poi chiamiamolo bàmbu... Cinque lingue e un pacchetto di Spirit infilato nel taschino della camicia! Ed io che l'ho attirato come un magnete attira il ferro... Greg dice che è per via della mia aura, ma io comincio a nutrire i miei dubbi!)

E ad un certo punto, mentre stavo divorando il mio hamburger, si è seduta, proprio accanto a me, una famiglia gay, con due bambini entrambi biondi e pressapoco della medesima età, e mi ha sorriso.
Io ho osservato quei due papà per molto tempo e, raramente, ho visto così tanta dolcezza e delicatezza in uno stesso istante...
E con questo non voglio dire nulla di preciso. Voglio dire soltanto quello che ho scritto...
E' una cosa che mi ha fatto riflettere. Forse, mi ha anche un po' commossa... Sì.
E quando ho lasciato il locale, ho sorriso loro... E dentro ero come felice.

(Holland, Haarlem; The River)

E ora si è qui, lungo uno dei tanti canali di Haarlem... E si è scarpinato in lungo e in altro. Si sono violati Hofjes e si sono attraversati ponti.

Si è sfiorato il cuore della città.

E il fumo del tabacco continua a bruciare i polmoni, il cielo è di un azzurro terso e il vento è delicato. La luce è davvero particolare...
E ci sono angoli d'Irlanda anche qui. I gatti sbucano fuori dai portoni in cerca di una carezza, anche fugace... E il Silenzio si riesce a sentire. Proprio come se fosse musica...

(Holland, Haarlem; Zazie's smile)
(Holland, Haarlem; Irish suggestions)


Ore 18, 30 circa; Grande Parco lungo il fiume

Ho smesso di portare l'orologio quando andavo alle scuole medie. Perché il Tempo desidero viverlo; e rallentarlo o accelerarlo a seconda dei momenti... Per cui non sono così sicura che siano già le 18.30... Il sole è ancora altro nel cielo e continua a scaldare le guance. Ma siamo a Nord e, in Olanda, il sole tramonta molto più tardi; il Tempo... diventa quasi soggettivo.

Quel che adoro di Haarlem è questo Grande Parco lungo il fiume... E' tranquillo e i cigni sembrano scrutare ogni tua mossa e leggerti nel pensiero.
Ci sono un anziano signore a spasso con il suo cane e una coppia di giovani ragazzi che ridono silenziosamente.

Io chiudo gli occhi...
Voglio chiudere gli occhi.

(Holland, Haarlem; Riflessi)
(Holland, Haarlem; Silenzi)
(Holland, Haarlem; Greg, The Thought-Fox)

Grote Markt; sotto la statua di Laurens Coster

Il campanile della Grote Kerk van St. Bavo suona le 2o e i venditori di pesce, a breve, torneranno ciascuno nelle proprio case, mentre gli abitanti di Haarlem fumano una sigaretta in uno dei tanti locali che si affacciano sulla piazza, in attesa anche loro della cena e del momento in cui la città si spegnerà...

Intanto Greg Pensiero Volpe si è impossessato del mio magnetofono ed è in atto la parodia dell'Irlandese Giùrnalista e del Brùcaliffo. Ed è un vero peccato che non possiate sentirla anche voi!!!

(Holland, Haarlem; Haarlem Rathaus)
(Holland, Haarlem; Grote Kerk van St. Bavo)

Si cena con poco e ci si riscalda come si può... Ma i sandali no, quelli non ce li può sfilare nessuno! Siamo stoici noi! Anche se Zenone non l'abbiamo mai conosciuto...
Su Haarlem scende la sera e, sì, mangiare una banana alla fermata dell'autobus numero 2 fa molto Giovane Routard...

La città corre svelta sotto i nostri occhi.
Poi, d'un tratto, si spegne...
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Freitag, 9. November 2007

Der Fall der Berliner Mauer... Accadde una notte



Correva l'anno 1952 e le autorità della Deutsche Demokratische Republik, preoccupate per l'incrementarsi delle "fughe a Ovest" dei cittadini dell'Est, procedevano alla repentina chiusura delle maggiori vie di transito fra i due stati e all'interruzione delle linee telefoniche fra le due Berlino. Intanto, però, i Fuggitivi orientali, lungi dall'arrendersi di fronte a quei nuovi provvedimenti, sembravano non voler porre fine al loro esodo verso la Berlino della Libertà. Quella Berlino affascinante, liberale e capitalistica che danzava e brindava con un Babbo Natale senza camicia rossa.

Ed erano un Oceano inarrestabile...

Ma come c'erano i Berlinesi che riuscivano a fuggire, c'erano anche quelli che, nella rivolta scoppiata nel giugno dell'anno successivo in seguito all'aumento intensivo della produzione e alla non remunerazione, venivano barbaramente percossi e si vedevano lottare, senza alcun aiuto materiale, contro i possenti carri armati sovietici.

(Berlin, 17. Juni 1953)


Poi quella notte fra il 12 e il 13 agosto del 1961...


E i treni in partenza per Berlino Ovest completamente bloccati; come tutti gli altri passaggi ferroviari tra i due settori della città, e i carri armati dell'esercito orientale posizionati lungo l'Unter den Linden...
L'orologio segnava le 02.30 del mattino e anche il passaggio attraverso la Brandenburger Tor veniva chiuso. In quello stesso momento, i carri armati sovietici prendevano posizione nei diversi punti strategici della città e nella Alex. Intorno alle 03.30 tutte le vie di comunicazione erano bloccate e, due ore più tardi, ogni varco esistente poteva dirsi ormai completamente chiuso.


E Berlino, alle prime luci del giorno, si risvegliava interamente circondata da filo spinato... E il Morgenpost lanciava in prima pagina un:“Ost-Berlin ist abgeriegelt”...


Sì, Berlino Est era sigillata. Chiusa in una griglia che avrebbe dovuto proteggerla dalle aggressioni provenienti dall'Ovest.


Pochi giorni dopo, il filo spinato diventava cemento armato e le abitazioni che confinavano con il Muro venivano smantellate; tutte le amicizie, i legami familiari e gli affetti barbaramente recisi...

(Berlin, 13. August 1961; Zimmerstraße. Foto: Klaus Lehnartz; http://www.jugendopposition.de)


(Berlin, 13. August 1961; Potsdamer Platz; http://www.jugendopposition.de)

(Berlin, 14. August 1961; Bernauer Straße; Foto Klaus Lehnartz; http://www.jugendopposition.de/)

(Berlin, 17. September 1961; Bernauer Straße; Foto: Siegmann; http://www.jugendopposition.de)

Ma, inesorabilmente, gli anni continuavano a gocciolare via e la paura e l'apatia dei cittadini dell'Est andavano mischiandosi, ogni giorno in misura maggiore, allo sdegno e allo sgomento dei cittadini dell'Ovest. Intanto c'era nuovamente chi tentava una fuga... Con gallerie, aerei ultraleggeri e mongolfiere. E chi, prendendosi gioco di ogni tipo di autorità, camminava in equilibrio sul muro per circa 500 metri o si sedeva a cavalcioni su di esso, applaudito e incitato dalla folla presente.


Poi, nel 1987, David Bowie suonava a Berlino Ovest e, fra i Vopos in agitazione, tremila giovani dell'Est gridavano: "Gorby, il Muro deve cadere!"


(Berlin, einer Demonstration 24. Oktober 1989 in Ost-Berlin; Foto: Siegbert Schefke; http://www.jugendopposition.de)


Nell'estate del 1989 l'Ungheria apriva le frontiere verso l'Austria, mentre nell'autunno di quello stesso anno, in un periodo di dimostrazioni di massa contro il governo della DDR, Erick Honecker si dimetteva assicurando l'esistenza del Muro, quanto meno per altri cento anni... La sera del 9 novembre, però, il Ministro della Propaganda della Repubblica Democratica dichiarava riaperto ogni posto di blocco...

E migliaia di Berlinesi dell'Est si precipitavano, in estasi, alle frontiere e chiedevano di entrare nella parte Ovest della città.


Dinuovo quell'Oceano inarrestabile...


E, in un attimo, strette di mano, abbracci, gioia e commozione. E i Berlinesi dell'Est e quelli dell'Ovest tutti assieme sotto la Brandenburger Tor.


In una notte, cadeva quel Muro che in una notte era stato "costruito"...


(Der Fall der Berliner Mauer, 9. November 1989)

***

Il 9 novembre del 1989 io ero ancora troppo piccola per poter ricordare tutta l'euforia e la commozione di quel particolare momento, ma ricordo con precisione le parole di mia madre e quel suo "E' caduto il Muro! E' finita..."


E, semplicemente, avrei voluto esserci... Con la mente e con il cuore.

***


Oggi, a Berlino, di tutto quel che è stato non rimane più molto, però, se, anche solo per un istante e in determinate zone della città, si presta attenzione alla strada e non al cielo, si possono notare quelle strisce di mattone rosso che segnano il punto esatto dove un tempo correva il Muro...


[...]


Un pomeriggio d'agosto mi sono seduta su una di quelle panchine che si trovano appena oltre la Brandenburger Tor, proprio all'inizio del Tiergarten e della Straße des 17 Juni, e ho fumato una sigaretta.
Davanti ai miei occhi, oltre la Porta, sia la Pariser Platz che buona parte dell'Unter den Linden.
E se quello fosse stato un pomeriggio dell'agosto del 1984 e non del 2007, io avrei fumato di fronte al Muro... Senza poter scorgere nè la Pariser Platz nè, tanto meno, i tigli dell'Unter den Linden.


E ho sentito un brivido corrermi lungo tutta la schiena...

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[In memoria delle innumerevoli vittime e in ricordo di quella notte]

Dienstag, 30. Oktober 2007

Life is a Life is a Life is a Life... La Gioia e la Libertà. E la mente brucia al gusto del salato

° 11 agosto 2007 °

Zandvoort aan Zee

Il vecchio campanile ha scoccato da poco le 11.30 e il cielo sopra Zandvoort è azzurro pastello. E sì, Zazie, è proprio del colore di quella matita che alle elementari tenevi sempre fra le dita! Perché in quegli anni, se ben ricordi, disegnavi spesso Immensità... Immensità e Palle Infuocate. Grandezza e Gioia...

Fumo una sigaretta e penso a quanta strada ci sia ormai nei miei sandali...

Un paio d'ore fa si era ancora ad Haarlem, a contrattare con Hans per avere una delle sue biciclette nere, e, in un niente, già nella periferia della città e poi sperduti in mezzo alle dune di sabbia, a lottare contro il vento che vorrebbe spostarle sempre più a Est e a scampanellare ad ogni ragazza con un fiore fra i capelli.

E, d'un tratto, il Mare del Nord...

Zandvoort si lancia sull'Oceano e il suo squallido esterno nasconde, al suo interno, un cuore semplice e pulito. E sale calore dall'asfalto e c'è quello stesso odore che sentivo quando da bambina mi si mandava in colonia sull'Adriatico... Quell'odore d'estate e di mare, di caldo e di sabbia bruciata...

E mi torna alla mente anche quella prima volta in cui vidi l'Oceano Atlantico... Avevo appena compiuto quindici anni... Era il mio primo Grande Viaggio. E Jo era ancora il mio modello...

Entrambe ci bagnammo i piedi e avanzammo nell'acqua gelida, fino a quando questa non ci arrivò alle ginocchia, e ci schizzammo e ridemmo di gioia. Intanto un cane correva lungo il bagnasciuga e una ragazza Bretone raccoglieva conchiglie cantando senza voce...

E oggi, dopo tutto questo tempo, ritorno piacevolmente a Lui...

(Holland, Zandvoort; Il mio Oceano Mare)

"... Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. [...] Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso... Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. [...] Ci sarà sempre un mare che ti chiamerà..."

(Oceano Mare_Alessandro Baricco)

(Holland, Zanvoort; Joy)

E io, semplicemente, non avrei mai pensato, un giorno, di potere amare così tanto il Mare...
Amarlo di un Amore quasi Magnetico...

Allora raccolgo conchiglie anch'io, come quella ragazza Bretone, e spero di poter portare con me, ovunque vada, questa portentosa forza marina; mentre Greg si riposa sotto il sole e sulla calda sabbia... Ed ha un sacco a pelo sotto la testa e indossa dei blue jeans sgualciti... E' un Canto alla Libertà. Ed è Nato Libero... E' un Altro Nomade lungo La Strada...

Ma la Locanda Almayer, dov'è in realtà? E il Professor Bartleboom, il Piccolo Dol e il Pittore Plasson dove sono?

Sicuramente saranno tutti a piedi nudi, su qualche lembo di spiaggia lontano, e il Professore porterà un cappello di lana in testa, mentre il Pittore sarà proprio di fronte al mare e, rigirando tra le dita un pennello sottile, starà provando a dipingere il Mare con il Mare...

Sì, credo di sì.

(Holland, Zandvoort; Greg: Freedom)

La sabbia è piacevolmente ruvida e il vento punge il viso...
E c'è chi sfida l'Oceano Mare e fa il bagno...


"... Ma nel futuro trame di passato si uniscono a brandelli di presente, ti esalta l’acqua e al gusto del salato brucia la mente e ad ogni viaggio reinventarsi un mito a ogni incontro ridisegnare il mondo e perdersi nel gusto del proibito sempre più in fondo..."


(Odysseus_Francesco Guccini)

(Holland, Zandvoort; Odissea)

Putroppo, però, giunge il momento di ritornare ad Haarlem e di lasciare quell'Oceano...
E allora si è nuovamente in sella, Greg ed io... E ci si insegue in mezzo ai pini e alle dune, scampanellando e fischiettando. E fa freddo, sì; ma noi quasi non lo sentiamo...

Haarlem, ore 20.00 circa

Siamo seduti nel dehor di un locale che sorge lungo una delle vie che corrono proprio accanto alla Grote Markt, e davanti ai nostri occhi, legate ad un palo, ci sono le biciclette che ci ha lasciato Hans... E tutto questo mi piace moltissimo! Perché è come un sentirsi Olandesi.

Ceniamo a base di pizza e birra. E i Signori di Milano non smettono di sorriderci... Perché Noi siamo Giovani Routard e perché, forse, un tempo, lo sono stati anche loro...

***

Poi la sera scende su Haarlem e noi si è costretti a ritornare da Hans...
E si sfreccia lungo le vie della città, pedalando senza mani e con le borse della spesa appese al manubrio della bicicletta; si attraversano i ponti e si fiancheggia il Grande Parco; e qualcuno ci strizza l'occhio e alza un braccio in segno di saluto...

Siamo davvero come il Vento.
Olandesi dentro...
***
[E' questo quel che mi piace maggiormente... Sentirmi sempre in qualche modo a casa. In ogni luogo...]
***

Donnerstag, 27. September 2007

Summer On A Solitary Fishermen's Place

° 12 agosto 2007 °

Haarlem, che non è il quartiere nero di Nuova York.

I Francesi russano... E mia madre non me lo ha mai fatto sapere! Ma, forse, credo che sia meglio così... Sono circa le 8.15 e la sala dello Stayokay è già gremita di famiglie affamate, mentre il Brùcaliffo, rimpinzato di dolci locali e cereali internazionali, è impegnato in una conversazione con alcuni Spagnoli. E il risultato è che anche loro, proprio come noi, sembrano essere senza parole. E in allarme. Ma sarà bàmbu?! Sì, è bàmbu. E poi barrisce. Come un elefante africano...

Latte freddo e bianco.

Ho i capelli spettinati e crespi, i pantaloni a quadrettoni, vecchi di ormai sette anni, e la maglia di Giulia, quella col cane appisolato accanto al gatto...

Sono ancora un po' stanca, ma fra poche ore si approderà nuovamente a Volendam... E questo mi rende estremamente felice. Perché Volendam è un'altra Isola Verde della Mia Felicità.

***

Alla fermata dell'autobus davanti allo Stayokay vorrei fumare una sigaretta ma mi inquieta lo strambo ragazzo che ci sta accanto... Ha una bandana in testa e una chitarra sulle spalle. Dice di essere francese e di suonare blues lungo le strade dell'Europa, ma la sua pelle è bruciata dal sole del Nord Africa...
Compare nelle nostre vite così... e poi ci lascia all'improvviso, senza una spiegazione e senza un saluto, e si dirige verso il Nord della città sciogliendosi nel sole del mattino...

***


L'autista dell'autobus numero 2 puzza di alcool e sorride ad ogni passeggero che sale. La sua pelle è traslucida e i suoi occhi sono del colore del cielo. E, in fondo, credo che sia felice...

***

Amsterdam Ceentral, ore 1o.30

Un'esplosione di gioia e di colori.
Vitalità elettrica.

***

Volendam, ore 11...

A Solitary Fishermen's Place.


"Ebbrezza è il procedere alla volta del Mare

di un’anima cresciuta in terraferma,

oltre le case, oltre i promontori –

nell’eterno, profondo –

Potrà il marinaio capire,

come noi cresciuti tra i monti,

l’ubriachezza divina, della prima lega

lontano dalla terraferma?"

(Emily Dickinson)


Penso alla mia Vergine di Amherst e alle sue sempiterne parole... E' l'unica cosa che io possa davvero fare difronte a tanta Bellezza.

Dicono che il vento non abbia odore... Ma io quell'odore lo sento. Sento odore di vento e di sale... E le navi attraccate lungo il molo pungono il cielo...

(Holland, Volendam; Vento e sale)

L'Allegria passeggia lungo le strade che portano al Porto, mentre le Nuvole corrono basse e sembrano voler toccare il Mare...

[E pranzare su una panchina con aringa cruda e birra chiara e addormentarsi sugli scogli che si gettano nell'Immenso è tanto folle quanto bello! Punto.]



"Il mio fiume scorre verso di te,

azzurro Mare! Mi accoglierai?

Il mio fiume aspetta risposta,

oh Mare, siimi benevolo,

ti porterò ruscelli da angoli lontani.

Ehi, Mare, prendimi!

(Emily Dickinson)

(Holland, Volendam; Greg, Marinaio di Vent'anni e Olandese Volante)


"Uomo libero, tu amerai sempre il Mare!
Il Mare è il tuo specchio;
contempli la tua anima
nello svolgersi infinito della sua onda..."


(Charles Baudelaire)


Volendam è il mio Piccolo Mondo Antico.

Ed io vorrei poter vivere qui... E vedere il Mare d'inverno. Vedere che aspetto ha, di che colori si tinge... E vorrei passeggiare con una sciarpa arrotolata attorno al collo e le guance graffiate dal freddo di dicembre. Oppure conversare con un vecchio marinaio in mezzo al neve... Perché credo possa esserci del calore anche in questo.

Ma io ho scelto il Mestiere del Vento.

(Holland, Volendam; Nata Libera)

Ore 18 circa...

Allegria di Naufragi.
Il cielo sembra debba scoppiare da un momento all'altro... E si sente odore di pioggia nell'aria...

(Holland, Volendam)

Mi piacciono le Nuove Geometrie.
E i tetti a punta...

(Holland, Volendam; Verrà la luce... E sarà accecante...)

(Holland, Volendam; Verso il Delirante Mulino a Vento...)

(Holland, Volendam; Il Delirante Mulino a Vento)

(Holland, Volendam; Waiting for the storm...)

"... Verrà un altro temporale,

sarà di nuovo estate e scoppieranno i suoi colori per le strade.

Ci sentiremo crescere e la voglia di viaggiare..."

(La quiete dopo un addio _ Franco Battiato)

(Holland, Volendam; Solitudini)

Lasciamo Volendam sotto una pioggia battente... E sull'autobus verso Amsterdam un bambino strilla e due giovani si tengono per mano... Il Mare s'allontana pian piano, mentre l'erba dei prati brilla di un verde acceso...

***

Treno per Haarlem

Sento addosso la stessa sensazione che sentivo quando ero a Parigi... Ed era agosto e pioveva...
Sorrido. Semplicemente. E canto senza alcuna voce...


"Mare mare mare voglio annegare,
portami lontano a naufragare,
via via da queste sponde,
portami lontano sulle onde..."

(Summer on a solitary beach _ Franco Battiato)


Haarlem, ore 24.00


Continua a piovere a dirotto. Il cielo è minaccioso e l'aria umida.

Fortunatamente però, anche stasera, si è riusciti ad evitare il Brùcaliffo! Ed è stata una vera fuga con destrezza (sì, come il furto!), perché Lui era seduto a gambe incrociate sul divanetto dello Stayokay e, muggendo come una mucca, stava tentando di far divertire un bambino inglese... E questo ci ha lasciati davvero senza parole. Comunque...

La cena è stata molto routard: a base di pane, formaggio e birra scura (aromatizzata alla ciliegia. E, in futuro, Dio sicuramente ce ne scamperà; sì! Proprio come ci ha scampato dal temibile Brùcaliffo!)

In questo momento sto sentendo la stanchezza in ogni nervo... E, stasera, Non Chiederò nulla alla Polvere.
***
Morfeo, accoglimi semplicemente fra le tue braccia...
Buona notte, ovunque voi siate!

Montag, 10. September 2007

Pensieri... Sulle ali della Libertà

° 13 agosto 2007 °

Haarlem Station-Amsterdam Ceentral, ore 9.30 circa.

Ormai questa tratta la conosco quasi a memoria... Dura circa una quindicina di minuti e c'è una piccola sosta poco prima della stazione di Amsterdam. Il treno si ferma e attende sbuffando, poi riprende la sua corsa. E' vecchio, ansima e ha i sedili in pelle marrone e il corridoio strettissimo, ma, nonostante questo, è confortevole. Ha anche imparato a conoscermi... Sono quella con il taccuino nero e il caschetto di banane nella borsa; quella che scruta il paesaggio che corre veloce lungo i binari e che tende l'orecchio all'altoparlante, desiderosa di poter carpire anche solo qualche parola in olandese...

La stazione di Amsterdam, con il suo fragore e la sua confusione, mi rallegra! Ad Haarlem mi sentivo più triste... Era come se Haarlem fosse un sole oscurato dalla luna durante un'eclisse totale...

Sono sul tram numero 2, ossia su quello che congiunge lo Stationplein al Museumplein e che, correndo lungo la Spuistraat e in seguito immettendosi nella affollatissima Leidsestraat, attraversa scampanellando l'Herengracht, il Keizersgracht e il Prinsengracht.
Sono in bilico fra un sedile e l'altro e riesco a malapena a scrivere! Il tram è gremito di gente ed è tutto un vociare continuo ed elettrico. Il controllore è nervoso e la sua voce roca... Segnala al microfono i prossimi stop...

Museumplein!
Hasta luego, amigos!

***

Come è bello il Vondelpark! E come è silenzioso!
E' un Isola Verde. E' un'altra Isola Verde della mia Felicità...

C'è chi corre a perdifiato, chi pattina allegro lungo i viali e chi fuma tranquillamente una sigaretta.
Ci sono bambini Olandesi che tengono la mano a bambini di colore... Ed è l'Apoteosi dell'Innocenza.
E ci sono anziani che salutano inchinando il capo e togliendosi il cappello.

Io osservo ogni viso e ogni corpo che mi passa accanto e quasi vorrei toccarli, questi visi e questi corpi, così, per rendermi conto di quanto siano reali e di quanto stiano vivendo...

(Holland, Amsterdam, Vondelpark; Zazie)


(Holland, Amsterdam, Vondelpark; Il sempiterno Pensatore Rosso)


***

Ore 16.00, Prinsengracht

Questo è, senza ombra di dubbio, il canale che preferisco! E' silenzioso, c'è una luce particolare e le sue case sono piccole e strette. Lungo le banchine ormeggiano abitazioni galleggianti e, nei pressi dell'estremità settentrionale, si erge la Westerkerk che, con il suo alto ed elegante campinile, squarcia il cielo e sfiora le nuvole.


(Holland, Amsterdam)

(Holland, Amsterdam; Sguardi)


(Holland, Amsterdam; Colori)

... Fumare Golden Virginia e bere birra lungo il Prinsengracht mi fa tornare in mente la Vecchia Brigata ma, soprattutto, il saggio e folle Bertu... Ossia colui che, durante il primo Inter Rail, aveva scatenato il panico alla stazione centrale di Amsterdam e si era salvato dalla giustizia per grazia ricevuta; colui che era riuscito a discorrere per un'intera giornata con un Olandese parlando soltanto in dialetto e colui che, folgorato sulla via del Pistoia Blues, aveva esclamato: "Ragazzi, ma il mare... è blu!".

Se Bertu fosse qui ora sarebbe alle prese con il suo "pinu" e fischietterebbe "Proud Mary"... Ne sono sicura. Ma Bertu non c'è...
E' in sandali al Caffè Speranza con un Pastis in una mano e una Camel nell'altra...

Allora ripenso anche a Michele, Loris, Enrico e Beppe e a quel viaggio...

Molti anni prima, quando era ancora consuetudine vagare con andatura dinoccolata lungo i corridoi dell'eccentrico Liceo Artistico, l'Olanda era là, vergine e pura, e attendeva a braccia aperte, proprio come una madre...
Diciassette anni ciascuno, uno zaino da viaggio sulle spalle, due chitarre classiche e tanta voglia di andare lontano e di sfidare il mondo.
E la Damrak con le sue luci e la piazza centrale con i suoi colori e la sua essenza multietnica parevano l'ombelico dell'universo!
Quella strana atmosfera aveva il potere di risucchiare l'anima!

Ogni volta che scruto attentamente il cielo, mi pare che, da qualche parte del globo, ci possa essere qualcuno che scruti ogni nostro singolo passo, che segua, giorno per giorno, le nostre vite e che patisca per i nostri piccoli grandi dolori...


In quella ventosa e lontana sera lungo il Prinsengracht, anche Michele percepiva le mie medesime sensazioni e provava ad uscire dal suo corpo e a guardarsi dall'esterno. Io ne sono certa!

Osservarli era dannatamente bello... E dolce.

Beppe era sdraiato per terra con un braccio sotto la nuca, una sigaretta fra le labbra e gli occhi socchiusi; Loris tamburellava sui suoi piccoli djembe e canticchiava chissà quale canzone; Enrico, l’Uomo di Ghiaccio, si guardava attorno e tentava di intrappolare in un’istantanea gli angoli più artistici della città, mentre il vecchio Michele, con le bermuda, i sandali e i capelli più scarmigliati che mai, sorrideva stringendosi al petto le gambe.
Era perso in un altro mondo e lo si vedeva chiaramente...
Credo che stesse pensando a Davidone e al fatto che mancava ormai da quasi un anno; oppure a quella Chiara dagli Occhi Celeste Pastello e al suo passato. E so per certo che dentro di sè sentiva che stava crescendo, che non era più così arrabbiato con tutti e con tutto e che c’erano dei momenti, come per esempio quello che stava vivendo lungo il Prinsengracht, che sarebbero dovuti durare in eterno tanto erano belli ed emozionanti. Sì!


Michele, Loris, Beppe ed Enrico...
I miei Quattro Personaggi in Cerca d'Autore e in perenne bilico sulle Ali della Libertà...

Quanto tempo è passato... Eppure li ricordo ancora, proprio come se fosse ieri...
E mi si stringe il cuore.

(Holland, Amsterdam; Convergenze)


Ore 19.30


Sono seduta al tavolo del Wok to Walk e ho lo sguardo perso sulla Leidsestraat, quando, ad un certo punto, la Cuoca Samurai comincia ad urlare in preda al panico: "Haan-naa, Haan-naa, Haan-naa! Your meal! Where are you?!".
Eccoli i miei noodles al tofu... Sono pronti!!! Ma io continuo a ridere fra me e me e non ho alcuna intenzione di alzarmi, voglio che la cuoca continui ad urlare quel nome... E se lei sapesse davvero, se solo lei conoscesse i miei pensieri...

Ore 21.30

E' l'ultima sera lungo il Prinsengracht...
Tutto questo mi mancherà. Mi mancherà terribilmente.
E allora brindo al Passato, al Presente e al Futuro. A quel che è stato, a quel che è e a quel che sarà.

(Holland, Amsterdam; Luci)

(Holland, Amsterdam; Zazie)

(Holland, Amsterdam; Skizzo al Flying Pig)

(Holland, Amsterdam; Andrew e Greg al Fying Pig)


Sono circa le 23.30 e si è al Flying Pig. Greg ha gli occhi rossi per il troppo sonno, Andrew ha visto gli elefanti volare, mentre Skizzo ha deciso di mettere all'asta i suoi sogni. E Dan e Kevin?! Seduti a gambe incrociate sui colorati cuscini e con la mente ancora là, alle calde notti di San Francisco...
Qualche birra e molto tabacco...
Si sta condividendo un qualcosa... E che questo qualcosa sia una vita intera, o una singola esperienza non ha per me alcuna importanza. Si condivide ed è questo quel che conta.

"... Quanto importanti i tuoi incontri...
Poichè ti sei portato via un universo intero..."

Ed io riesco a pensare soltanto a questo, a questi versi della mia Vergine Passionale...
Ma mi pare più che sufficiente...

Donnerstag, 23. August 2007

Talking Regensburg Blues... Suonano parole


° 14 agosto 2007 °

"La tristezza incredibile di un viaggio di ritorno,
dalla vita alla morte, in meno di un giorno,
la tristezza incredibile di un treno che mi porta via,
al mio fondo di mare, alla mia osteria...

... Dopo ogni esperienza, ogni fuoco, ogni avventura,
c'è la triste partenza, ritorno che fa paura
e invece dopo ogni sogno, ogni dolce speranza,
c'è un viaggio di ritorno,
la porta di una stanza che apre cose già viste..."

(Viaggio di ritorno_Claudio Lolli)

Credo siano le 2.30 del mattino; ma non ne sono poi così sicura... L'ultima volta che ho dato uno sguardo all'orologio del Flying Pig ero ancora con Dan e Kevin, al tavolino del bar, e, fra un Jack Daniels e un Rhum di bassa qualità, loro mi parlavano di Johnny Cash e della musica country. E di quanto fosse sensazionale vivere a San Francisco!
Perché a Los Angeles, semplicemente, sarebbe stato differente. A Los Angeles, il sole secca la gola e il cuore, e si incespica nella polvere...
Chiedete a John Fante! Lui ne sa qualcosa...
Lui che ha vagato per quelle strade, impregnandosi di loro e della loro gente...

Si ripartirà fra poche ore e io fingo di restare calma, mentre tutti, attorno a me, dormono, ciascuno inseguendo il proprio sogno...
Penso al Viaggio di Ritorno e alla sua incredibile tristezza e al fatto che dopo Regensburg, davvero, ci sarà una stanza che aprirà la sua porta su cose già viste e già vissute... E, forse, è per questo motivo che non riesco a prender sonno e che Morfeo tarda così tanto ad arrivare: ha paura di me...

Ho il fiato che puzza di fumo e di alcool. E la gola in fiamme...

Negli anni della labile adolescenza, quando esisteva ancora la Vecchia Brigata e l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio poteva trattenersi sino al mattino soltanto se era in tua compagnia, e quando si era conosciuta da tutti come la ragazzina con le radici e le ali, morbosamente legata a quel pezzo di zolla ai piedi delle montagne e con nelle vene il sangue pulsante di Kerouac, credevo fermamente in una frase del Boss...

Il Sommo sosteneva che l'rrefrenabile brama di partire nascondesse, al suo interno, null'altro se non l'altrettanto irrefrenabile desiderio di ritornare nella propria casa.

E in quegli anni, avrei urlato questa massima al mondo intero! Oggi, semplicemente, non riesco più a crederci... Perché, davvero, questa brama del tornare non la sento affatto. Perché la terra è già stata battuta troppe volte... E perché qui, semplicemente, è differente...

Credo sia bene provare a dormire... Che questo russare di anime, mi sia d'aiuto...


***

Amsterdam, ore 7.45...
Arrivederci!

"... Non piangere per me,
non piangere per me,
perché, presto o tardi, sai, sarò di nuovo qui intorno...
E ci troveremo ancora in qualche splendido giorno..."

Sono sul 2, il tram diretto alla Ceentral Station, e la città, ancora addormentata e appiccicosa di sogno, si rispecchia su ogni finestrino e sembra volersi congedare da me. E augurarmi che il viaggio sia buono...

Mi sento immobile... E' come se tutto girasse attorno a me...

Un giorno, ne sono sicura, ritornerò...


***

La stazione centrale di Amsterdam è una delle stazioni più complicate che abbia mai visto! I binari hanno una numerazione tutta loro: ci sono gli A1 e A2, i B1 e B2... e qualcuno va in direzione di Haarlem, mentre qualcun altro corre nella direzione opposta, e per capire quale sia il primo treno utile si dovrebbe conoscere l'intera tratta... Oltre che l'Olandese, chiaro!

Djà!

Sta di fatto che si attende su un binario senza numero... E il primo treno a partire è quello diretto a Zandovoort. E ad attenderlo ci sono solo signori in giacca e gravatta o signore di mezza età. Perché l'unico Giovane Routard presente è alla ricerca del fantomatico treno per lo Schipol e non attende l'ICE. E' stanco e sporco; e ha le scarpe slacciate. Parla inglese, ma il suo accento è spagnolo... Saluta con un inchino e prosegue per la sua strada...

Alle 8.44, finalmente, uno stilosissimo ICE firmato Die Bahn spegne i motori sul binario B1-testa-marciapiede... E' diretto a Basel e ferma anche a Mannheim. E' quello su cui tocca salire! E' il primo pendolino che prendo e mi sento come una bambina al suo primo giro su una giostra... Vorrei camminare scalza lungo tutto il corridoio, toccando e osservando ogni cosa...

E' un viaggio movimentato e sonnecchiare rannicchiata sul sedile mi è quasi impossibile... Ad un certo punto del tragitto, poi, lo stilosissimo treno firmato Die Bahn spira definitivamente e, interrompendo la sua folle corsa in Terra Germanica, abbandona tutti a Koln. A malincuore. Ma l'attenta organizzazione delle ferrovie teutoniche fa si che, sul binario opposto, sia già pronto un altro rombante ICE!

E via dinuovo come il vento...

Siegburg/Bonn e poi Frankfurt Am Main Flughafen, dove, a sorpresa, attende un treno diretto alla Wien West Bahnhof e passante per Regensburg. E così, nonostante tutto, si può giungere in Baviera prima del previsto! Sono cose di un mondo teutonico, di una terra così vicina e così lontana...

***

Regensburg, ore 16.45

Nonostante il bigio domani si stia avvicinando, sono felice! Estremamente felice... Ma l'essere nuovamente qui, dopo cinque lunghi anni, mi sembra strano... Non so perché, so soltanto che è così, punto. Forse, semplicemente, non avrei mai pensato che, un giorno, sarei ritornata...

Regensburg è una città con una storia di 2000 anni ed è l'unico centro a non esser stato distrutto dai bombardamenti della Secondo Guerra Mondiale. E' bella e affascinante. E viva. Respira e vibra.


(Deutschland, Regensbrug zentrum)

(Deutschland, Regensburg; Steinerne Brucke)

Lo Steinerne Brucke ha la medesima eleganza di un tempo e scavalca il Danubio con grazia, inarcandosi come può inarcarsi il corpo di una nonna in un momento d'amore...

Lungo l'antica Via del Sale, si trova uno dei locali più storici di tutta la Germania: l'Historische Wurstkuche e, accanto a esso, una casa nella quale, in un glorioso passato, pare avessero dormito sia Mozart che Goethe!

Al Historische Wurstkuche servono traboccanti boccali di birra, salsicce arrostite, crauti e minestra di patate... Delicati piacere teutonici ai quali ci si abbandona sempre molto volentieri! Perché alzarsi un po' brilli, un po' storditi, e fumare una sigaretta seduti a gambe incrociate lungo il Danubio può diventare estremament piacevole.

(Deutschland, Regensburg; Donau blau)

(Deutschland, Regensburg, Historische Wurstkuche; Zazie pensa, Zazie sogna)

Intanto scende placida la sera e i giovani si risvegliano dal caldo torpore del giorno e si radunano, anche loro, lungo il fiume. Qualcuno ha una chitarra, mentre qualcun altro si accascia a terra e, alzando al cielo una bottiglia di birra, comincia a ridere e a regalare la sua gioia a chiunque gli passi accanto. C'è poi chi fuma e chi è troppo stonato per cantare una canzone dall'inizio alla fine e c'è un ragazzo alto e magro, spigoloso e asciutto, e con i capelli tinti di verde... E, forse, è lo stesso ragazzo che ha dipinto De Niro in Taxi Driver, con la pistola puntata alla nuca, su quel pezzo di muro che corre poco oltre il ponte... Lo stesso giovane arrabbiato e irrequieto, annoiato di vivere in quel piccolo centro, ma incapace di aprire le ali e di volare altrove...




(Deutschland, Regensburg; The sun goes down)

Voglio ricordare Regensburg così... Vestita di luce al tramonto: con un'orchestra di colori nel cielo, il profumo di erba bagnata e i giovani lungo il Danubio, elettrici e vivi.


Sono le 23.30 and the radio plays, ma ho un nodo nella gola e sono troppo stanca per continuare a tendere l'orecchio...

E il domani è il domani...

Samstag, 18. August 2007

On the rail again... Come back. Perché scrivere è un trucco del cuore


° 15 agosto 2007 °

Sono le 6.30; e pare che la città di Regensburg non abbia alcuna intenzione di risvegliarsi: continua a indugiare avvolta nel torpore della notte appena trascorsa e non vuole prestare attenzione neppure al tintinnare della pioggia sui vetri.
La stanza è in penombra e i tendaggi del Brook Lane sono vecchi e spessi, ma lasciano ugualmente intravedere il grigiore del cielo, e sembrano voler dire che non ci sarà alcun Carro del Sole a darci l'addio e che saremo soli lungo la strada...

***
Ho sognato di terre lontane, rannicchiata in un caldo sacco teutonico e abbracciata a "Ask The Dust" di John Fante... E ho sperato che il Tempo si cristallizzasse...
E' il Giorno della Partenza...
E la tristezza, davvero, avvolge come miele.

Regensburg si risveglia e percorrere la Obere Bachgasse sotto la pioggia ha il suo fascino... Pioveva al nostro arrivo e piove alla nostra partenza.

E' curioso...
Trovo che sia uno strano saluto...

***

Il treno per München parte alle 8.55 e viaggia con dieci minuti di ritardo, ma le Die Bahn, nonostante tutto, continuano a non aver perso credito!

Sonnecchio rannicchiata sul sedile per l'intero tragitto, senza curarmi dei viaggiatori solitari diretti nel cuore della Baviera o le festanti famigliole in vacanza per un giorno, e mi risveglio dopo due ore a München, una delle stazione europee che conosco meglio e alla quale sono più affezionata. E non so neppure io il perché... E' così, punto. E sarà per via della scritta "Grundig" che ti accoglie benevolmente ogni volta che scendi da un treno, oppure, semplicemente, sarà per via dei ricordi di un passato che non tornerà più: di due croissant a testa e una scivolata con zaino alle 5 del mattino, o di una notte trascorsa con la sveglia sotto il cuscino e le orecchie tese ai lamenti di Charlie e all'animato russare di Andreas.



(München Hauptbahnhof)


Mi sembra di esser sulla strada da mesi ma, nel contempo, è come se avessi appena lasciato la mia terra... E i ricordi, tante sono state le sensazioni provate, sembrano volersi sovrapporre gli uni agli altri...

Il treno, dopo uno rumoroso sbuffare, riaccende i motori e, in pochi attimi, si lancia rombante in una folle corsa attraverso la Baveria...

Io guardo fuori dal finestrino e, ripensando alla mia Isola Verde, mi si tingono gli occhi di festa. E davvero, credetemi, perché neppure uno, fra di voi, esiterebbe a volare felice incontro a un sogno così!


"Mi chiamano pazza perché ho sempre in mente di andarmene dalla città,
di andarmene a vivere là, nell'Isola Verde della Felicità...
Laggiù mi aspettano giorni pieni di sole,
colore e allegria,
laggiù saprei dimenticare i muri e i guardiani che oggi mi fan compagnia,
ma non vogliono che io viva là, nell'Isola Verde della mia Felicità,
vogliono che viva qui,
vestita di bianco e costretta a rispondere sì..."


(Zazie dans le train: München Hauptbahnhof _Verona Porta Nuova)

Continuo a perdermi in quel meraviglioso paesaggio quando, ad un certo punto, mi accorgo che il treno sta correndo proprio affianco all'autostrada del Brennero e a quel guard rail di ferro arrugginito che tanto ho amato... Allora scoppio a ridere, mentre il cuore comincia a battermi forte...
E Greg, semplicemente, si domanda il perché... Ma anche questa risposta, Amici, credo continui a soffiare nel vento...

A Brennero il nostro EC spegne i motori e le porte si aprono fragorosamente. Qualcuno scende e si accende avidamente una sigaretta, mentre qualcun altro, semplicemente, si sgranchisce le ossa e volge lo sguardo alle montagne dell'Alto Adige.
Dopo una sosta di venti minuti, il treno riparte e noi si sta viaggiando senza biglietto... Perché il Global Pass Flexi, Signori, is not valid in the country of residence!
E allora, pensando ai Giovani Routard del Sud Italia, si comincia a comprendere il motivo per il quale l'Inter Rail stia passando di moda...
A Bressanone, l'Infausto Caso vuole che una gentile dipendente delle FS (perché ormai le simpatiche donnone delle Die Bahn e gli ironicamente laidi controllori della tratta Berlino-Amsterdam sono un lontano ricordo!) ci colga in flagrante, estragga prontamente il suo kit ferroviario e, consegnandoci un biglietto Bressanone-Verona, ci inviti calorosamente ad acquistare il Verona-Torino in loco, ossia nei dieci minuti di cambio che ci rimangono fra l'arrivo del treno e la nuova partenza verso la cupa Terra Sabauda.
Ma, ringraziando il cielo, cari Lettori, quell'Anima Cortese ci ha risparmiato, quanto meno, una bella multa!

E allora si riparte, con la Creedence Clearwater Revival nelle orecchie e il vecchio magnetofono che registra ogni impressioni del viaggio e ogni sorta di parodia che è in grado di partorire l'elettrica mente del Greg.

Si giunge alla stazione di Verona intorno alle 17 e, fortunatamente, una corsa degna di Jesse Owens fa si che si riesca ad acquistare l'ultimo biglietto mancante e a salire sul nuovo treno...

Rotta per quel della Sabaudia...

E nuovamente la tristezza mi avvolge come miele... Perché è davvero la Fine del Tutto.

Ma, come amavo dire negli anni della labile adolescenza, il flusso del tempo non si può fermare e io non posso farci niente, io, semplicemente, devo andare e devo vivere guardando il fiume che scorre... Una carovana si fermerà, un'altra ripartirà e ci saranno persone che potrò incontrare ancora e altre che purtroppo non rivedrò più, persone che passeranno senza che io me ne accorga e persone che incrocerò appena...

Il dannato fiume che scorre. Dannato sì.

Oh se potessi non scendere da questo treno in corsa!
Ripenso a Ben e Gwen, a cosa staranno facendo a Galway;
allo Scrittore Pazzo di Berlino con il suo sudicio quaderno;
all'Irlandese Ubriaco e agli Argentini canterini;
a Bryden a zonzo per l'Europa e ad Ada e Caterina;
a Steven e alla sua decisa stretta di mano;
a Michele incontrato per caso;
ai Fenomeni di Modena in quel di Amburgo e ai joint dei Modenesi Malsani, a quanto fosse punk quello scarafaggio sul muro del Tacheles;
e ripenso all'Irlandese di Dublino.



E davvero il tempo prende e il tempo dà.
Noi corriamo sempre in una direzione ma qualsiasi che senso abbia chi lo sa.
Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno...
Siamo qualcosa che non resta,
frasi vuote nella testa e il cuore di simboli è pieno.



E' il cuore di simboli è pieno!
Alzo un calice a tutti coloro i quali hanno incrociato la mia Strada!
Perché di tutti i poeti e i pazzi che ho incontrato, ho tenuto una faccia e un nome, una lacrima o qualche risata!
Spero, un giorno, di incontrarvi dinuovo lungo la Strada!

***

La cronostoria di questo nuovo vagabondaggio termina sul binario 16 della bigia stazione di Porta Nuova, alle 20.55 del 15 agosto 2007.

***

[ Se lor Signori fossero però così gentili da concedermi ancora un paio di minuti, vorrei pubblicare qui di seguito la classifica "Inter Rail 2007" partorita assieme a quell'altra elettrica mente del Greg:

- Nella categoria "Miglior Ostello", il primo posto se l'aggiudica il Bax Pax Downtown di Berlino, per miglior posizione (in piena Mitte e a due passi dal Tacheles!), miglior pulizia e miglior personale (vedonsi lo stiloso Ricky e l'incapibile Lars, ossessionato da ogni avvicinamento del Greg al bancone della reception), a pari merito con il glorioso e libertino Flying Pig di Amsterdam (primo posto nella categoria "Miglior Oggettistica", per la campanella che suonava ogni volta che un Piggies rompeva un bicchiere, i dipinti alle pareti e sulle porte dei servizi e la chiave del lockers, avente un enorme Piggy in versione pelusche come portachiave!);

- Nella categoria "Miglior Conoscenza", il primo posto se l'aggiudicano i Compagni di Galway, Ben e Gwen; mentre il secondo va decisamente ai Fenomeni di Modena e ai Modenesi Malsani, a pari merito con le Giovani Routard Ada e Caterina; medaglia di bronzo, invece, per il diciottenne Bryden e l'Irlandese Giùrnalista (da Dublino con furore e in tutto il suo splendore!);

- Nella categoria "Miglior Battuta", la medaglia d'oro, senza alcun indugio, va al folle Greg con le sue "Pistolino papillon" (pronunciata ad Amsterdam, a pochi passi dal Leidseplein e dopo essersi agghindato da bàmbu), "Hi, I'm Gregorio again!" (sussurrata al citofono del Flying Pig durante un momento d'agitazione... Brrr, il terrore di tutti i gestori degli ostelli!), "Zsès nen basta tulerànta" (pronunciata sempre ad Amsterdam, alla fermata del 2, e rivolta alla sottoscritta, già pronta a dare una decisa "zainata" a una gentile donna di mezz'età il cui sputo l'ha mancata per appena due millimetri), "I sùn i nòsti amìs 'd Francoforte" (pronunciata al Flying Pig la penultima sera alla vista di due simpatici giovanotti tedeschi con i quali si era trascorsa una serata. Da notare che questa battuta è stata apprezzata per il fatto che il Greg, nell'averla ideata, ha ricordato molto colui il quale diceva di suonare con i Beatles, soltanto che loro non ne erano a conoscenza!) e "Bastàrd, fùmes che t'fai schìfo" (riprendendo l'Amico Caviàs, uno dei personaggi più originali della Provincia Granda); la medaglia d'argento va, invece, al Compagno Michele con "Ecco, così se le Nordiche bevono e si ubriacano, magari riescono a vedermi anche un po' più bello" (pronunciata durante un discorso da Erasmus di Luca) e con "L'è già vèji, sarjìa ùra cas bùtejsa a pòst" (riferendosi a Matteo il Malsano); mentre la medaglia d'argento va Giacomo-Jack con "Ma guarda quanto è punk quello scarafaggio sul muro" (urlata al Tacheles, in preda al generale delirio, dovuto ai fùmi dolciastri delle magiche sigarette e ai fiumi di birra);

- Nella categoria "Stupore Maggiore", salgono sul podio, senza alcuna ombra di dubbio, le Madàme del Coffee Shop di Amsterdam, ossia le due distinte signore che, con fare professionale e gran maestria, riuscivano a gestire al meglio il loro stiloso e tranquillo locale; seguono, quasi a pari merito, l'aver scovato il compaesano Michele in quel di Berlino e le dolcissime famiglie gay;

- Nella categoria "Miglior Pasto", il primo posto va invece al kebab di Dresda, consumato con Bryden e in compagnia di Steven, e alle salsicce-crauti-minestra di patate di Regensburg;

- Nella categoria "Miglior Sosia", medaglia d'oro alla sosia di Cristiana, incrociata al Vondelpark di Amsterdam; medaglia d'argento alla sosia di mia mamma (un'incallita tabagista dipendente delle Die Bahn conosciuta sul Koln-Frankfurt) e medaglia d'argento al sosia del Santo Bevitore di Busca (ex Giovane Routard) e al sosia di Tàrtaro al Tacheles, in camiciona premaman ed elmetto sovietico in testa;

- Nella categoria "Personaggi Più Strambi", il primo posto se l'aggiudica il Folle Ragazzo di Amburgo, incrociato senza scarpe e con le calze a righe alla Pippi Calze Lunghe lungo il Prinsengracht di Amsterdam (un Amico per un attimo).

Segue la classifica al negativo:

- Nella categoria "Peggior Ostello", la medaglia d'oro, soprattutto per posizione in grembo ai tassi e fauna "over anta", va, a grande e gentile richiesta, allo Stayokay di Haarlem;

- Nella categoria "Peggior Conoscenza", l'indiscusso podio se l'aggiudica invece il Bru' Califfo di Haarlem, ossia uno sgradevole individuo, a metà fra il bambu e il bambinone, tachente come pochi e logorroico come tanti;

E infine:

- Nella categoria "Peggior Pasto-Peggior Digestione", non può che registrarsi l'aringa cruda di Volendam, digerita dal Greg il giorno successivo, e i noodles al tofu del Wok To Walk di Amsterdam. Sinore, il tofu è terribile!]

§ Tutto questo dall'Archivio Magnetico della Signorina Zazie §

***

Ma come sempre, prima di salutarvi, vorrei ringraziare nuovamente i miei Profeti e Santi Bevitori: Francesco Guccini, Claudio Lolli e i Modena City Ramblers; tutte le pagine mangiate e la fede cieca nei miei poveri miti!

Freitag, 27. Juli 2007

Mistery Tales of Hammer Company... Quella Festa alla Fine del Mondo

°I Racconti della Compagnia del Martello°


Quando per la prima volta si incontrò la Compagnia del Martello, loro ben ricorderanno, cadevano le kalende d’aprile e ricorreva la rinomata festività delle Bucoliche Alcoliche: quell’antica celebrazione nella quale, già in epoca romana, era consuetudine che ogni partecipante rendesse onore al sommo e venerato Dio del Vino.
E, sì, si può sottolineare il fatto che, in questa particolare circostanza, anche la Compagnia del Martello, nota allora come Banda del Sogno Interrotto, aveva pienamente adempito ai suoi doveri e donato anima e corpo alla grappa, al genepì e all’inebriante succo d’uva…



Ma le kalende d’aprile, come erano giunte se n’erano andate e, nel frattempo, la Compagnia aveva lasciato quell’Iperuranio montano e si era nuovamente tuffata nella normalità.
Qualche suo membro, nel frattempo, aveva conseguito una laurea, mentre altri avevano deciso di partire e di andare lontano…

Ma come cantavano anche quelli della Grande Famiglia, niente lacrime, prego, che c’è altro da fare, perché qui stasera non piange nessuno!
E allora Zazie, nei panni della narratrice di questa stramba storia di provincia, si unge la gola e prepara il bicchiere… in onore del vecchio Greg!

Perché è un’altra festa, Signori, e perché, nuovamente, le amene località e montane del Cuneese son tornate a tremare…

***

Estate 2007, 21 luglio

"Siamo fuoco che si accende,
il fuoco che si accende nel cuore e nella mente..."


Il cielo sopra Sarnaud è scuro e sembra debba esplodere da un momento all'altro; la terra odora già di pioggia e Radio Zazie Popolare passa pezzi celtico-irlandesi...
Perché, sì, Sarnaud è anche irish folk. E sarà forse per il verde del Col dla Ciàbra, oppure, semplicemente, per il sole che, non appena scompare dietro il Monviso, colora il cielo di forti tinte pastello...

Sono circa le 18 e Greg, sorseggiando la prima birra della giornata, si accinge a preparare le sue gustosissime pizze. Ha il viso sporco di farina e i capelli sconvolti, ma sorride... In attesa di quella Festa alla Fine del Mondo!

Zazie, intanto, accorda la sua chitarra, mentre Fax perlustra la zona e spera, un giorno, di potersi rintanare a vivere in qualche sperduto angolo del Cuneese, magari in Valle Pesio...

Intorno alle 19, il cielo non riesce più a resistere e si spezza. Comincia a grandinare... E Roby, Glenda e Zazie annusano la pioggia, sperando che gli altri, i rimanenti di quella bella Compagnia del Martello, giungano presto a destinazione. Perché Sarnaud non è Borgata Chiotti. E non è neppure Co' di Gay... Sarnaud è Sarnaud!

Allora scrutano l'orizzonte e, poi finalmente, in lontanaza, riescono a scorgere Nico il Siciliano, abbracciato ad un grande cocomero, la sua cara Simona e Alby lo Smilzo in compagnia della sua fisarmonica.

La Festa alla Fine del Mondo lieviterà a breve...


E dopo una gustosa pizza cucinata dal prodigioso Greg e un paio di sempre salutari birre fornite dai più rinomati supermercati della Granda e sorseggiate a ritmo di swing e della Ballata del Fantozzi Ragionier Ugo, giunge utile la chitarra di Zazie...

E la Compagnia del Martello, esaltata da Alby lo Smilzo, riscopertosi polistrumentista e ormai perso in un reportorio che abbraccia Battisti e il Symbolum '78, comincia a cantare e si inebria di vita.

Sì, una situazione da Contrabbanda Merendèra...




Sarnaud vibra di energia, le montagne tremano, le acque del Varaita ruggiscono...

E la Compagnia del Martello decide così di vendere la propria anima all'anice del Pastis e di alzare il calice a Greg e a quella Festa alla Fine del Mondo...




Il Pastis comincia a entrare nelle vene e la Compagnia del Martello si lascia rapire da quel che passano le frequenze di Radio Zazie Popolare e balla al ritmo della musica degli '80 e di quella dei '90, agitando la criniera e ricordando un glorioso passato...

Poi quella Festa alla Fine del Mondo, come ogni cosa degna di essere vissuta, giunge a termine e Morfeo, dirigendosi a Ovest, lascia la borgata di Sarnaud....




Ma anche in questo caso, si può dire che tutto sia andato per il meglio, perché, nonostante Greg abbia deciso di darsi per vinto nella singolar tenzone contro il Pastis e di divenire menestrello di inesistenti pezzi musicali e Zazie, alle 4.30 del mattino, sia stata costretta a deporre la sua chitarra e a recarsi a letto, si è vissuto appieno.
Sì, nuovamente!


***

Nella capitale sabauda, la Festa continua,
in Valle Varaita, la Festa continua...
Da ogni angolo di questa terra, un grido si alzerà...
La Festa continuerà!
Niente sarà più come prima!


***

Un grazie di cuore a tutti!

Mittwoch, 11. Juli 2007

Roofs and wings... Le radici e le ali


L'estate era un palco traballante e una polverosa bottiglia di vino nero; un dipinto creato da mani troppo inesperte e una chitarra scordata; uno sguardo fugace al ragazzo bruno dell'ultimo anno e una canzone stonata urlata al mondo là fuori.

Ma l'estate, soprattutto, era il rock dei Settanta.

E sì, perché le piccole radio di ciascun esponente della Vecchia Brigata, non appena il caldo cominciava a farsi sentire e la pelle a bruciare, non facevano altro che passare pezzi dei Led Zeppelin, Deep Purple e Creedence o di Janis Joplin e Jimi Hendrix.

E poi veniva il tempo del mitico Gomma, un idolo di provincia, un catramista perdigiorno con una voce meravigliosa, graffiante e potente, e un atteggiamento amichevole, da figlio dei fiori quasi...


Qualche veterano raccontava che, negli anni d'oro, quando Zazie e la sua Brigata dovevano ancora crescere e trascorrevano le giornate all'oratorio del Sacro Suolo, rincorrendo un Supertele o giocando con la pasta di sale, si andava a piedi alla Festa di San Firmino, prendendo attraverso i campi, oppure "buttando il dito". Perché Gomma era Gomma! E che fosse con gli Eclettica o con i Mazzaferro non faceva alcuna differenza: sempre Gomma era.

(L'Amico dagli Occhi di Ghiaccio, Tùba, Bertu e Alex)

E Zazie, l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio, Bertu e la Brigata, da buoni sognatori quali erano, non potevano far altro che immaginarsi quei fabulosi anni nei quali nessuno di loro aveva vissuto e, semplicemente, provavano un qualcosa come la nostalgia...


Poi, Gomma, durante la labile adolescenza, divenne Gomma anche per loro e cominciarono a trascorrere le estati così, girovagando da una Festa all'altra, folleggiando sul Sacro Suolo e a San Firmino o presso il Luogo della Perdizione e il Paese dei Leoni.


Erano la Carovana di Gomma...


Un un giorno d'inverno però, Da Luisella, appresero la notizia che quel rocker figlio dei fiori s'era sposato, aveva messo su famiglia e s'era tagliato anche la treccia...
E c'era chi, come Livio il Lungo, andava raccontando che avesse addirittura smesso di cantare...

La Brigata rimase di stucco, in silenzio, chi con una sigaretta fra le dita, chi con la tazzina del caffè in mano...

Andrea lo Tzigano, semplicemente, diceva che così andava la vita, che c'era chi se ne andava e chi, per contro, arrivava...


Sì, però non era una ragione, ecco!


***

Passò un inverno e venne un'altra estate, poi un nuovo inverno...

Zazie e l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio si separarono, mentre quelli della Brigata presero ciascuno la propria strada. E gli anni della labile adolescenza si allontanarono, giorno dopo giorno. Sempre di più...

***

Estate 2007, 28 giugno.

Zazie, persa su un libro di Cervantes ad immaginarsi un'ipotetica ambientazione Saluzzese del Don Chisciotte ("Il Don Chisciotte della Manta"), riceve un messaggio dalla Piccola Elena nel quale le viene chiesto di raggiungere la Brigata nella piazza del Sacro Suolo, la sera stessa... E Zazie non se lo fa ripetere una seconda volta...

... Perchè l'Estate Vera è sempre stata Sacro Suolo...

E back to the past: il Maestro Giuliacci, Davide, Cris, la Piccola Elena, Greg e Zazie trascorrono il loro venerdì sulle scale del Comune e seduti a gambe incrociate sul prato dei vecchi giardini...

Sfumacchiando e ridendo ai racconti da inter rail et simili del sempre savio Bertu.

Proprio come in passato.

Poi il caloroso invito per la Festa del Rock, quella festa durante la quale, come vuole una solida tradizione di provincia, usano alternarsi, su uno sgangherato palco allestito nell'aia di un cascinale, gruppi musicali più o meno rodati...


E la scoperta di Camilla, Lara, Alessia e Sara, quattro splendide fanciulle facenti cover dei Led Zeppelin... Il gruppo preferito da quelli del Sacro Suolo. Ma, soprattutto, il ritorno del vecchio Gomma, il loro mito d'adolescenza, che, dopo aver cullato la sua bambina per l'intera serata, decide di risalire su un palco e si lancia in una sempre splendida Whola Lotte Love...

La medesima voce, il medesimo stile.

E nel caldo venticello di una notte d'inizio estate, l'elettricità di un tempo, la voglia di stare assieme, di cantare abbracciati e di lasciarsi condurre dal ritmo della musica...

***

Alla vecchia Brigata!

Perché certe volte, semplicemente, ritornano... Come se nulla fosse andato perduto.

E in quei momenti, è Vita Vera, è Vita Vissuta Intensamente...

***

[Questa, Amici, è una Storia del Saluzzese o, per dirla come l'Uomo del Cilindro, il racconto una Notte di Provincia... ]

Freitag, 15. Juni 2007

Ci sono notti che per niente al mondo perderei. E' un vivere appesi coi denti e fuori dai tempi


"... QUESTE VOCI POCO DISTANTI, FUORI DAL CORO..."

Alfredo lasciò il Sacro Suolo all'età di diciannove anni... Uscì di casa un mattino verso la fine di giugno, con il solo zaino e una vecchia chitarra, e diede un calcio a quel mondo che aveva calpestato per anni, così piccolo e banale.

***
Sognava la Libertà e l'Inghilterra da tempo...

E, forse, erano quei portentosi cieli, un po' normanni, un po' bretoni, un po' irlandesi, ad affascinarlo così tanto...
O forse i locali in legno della capitale.
***
Ma Amici, nessuno, purtroppo, l'hai mai saputo.
Nè sua madre che a fine agosto aveva intrapreso il Grande Volo e setacciato l'intera Londra con la speranza di poter riabbracciare suo figlio e, sì, anche di riportarlo al Sacro Suolo, nè il suo timido e silenzioso padre, nè, tanto meno, quel suo strambo e curioso fratello.


Alfredo però lasciò una cosa...
Oltre al senso di vuoto.

Un Niente che presto divenne un Tutto.


Una piccola stanza che, nel tempo libero, aveva aerografato con i colori della pace e di quel qualcosa che pulsa intensamente, perché come diceva il Piede Vagabondo, vivere era amare la vita fino a consumarla...

Una tana polverosa e fredda, con i muri spessi e vecchi e la porta che riusciva a malapena a chiudersi.





Passarono gli anni e, mentre di Alfredo non si intravedeva neppure l'ombra, il silenzioso e spettinato Giuliacci, ormai ribelle studente liceale, si rinchiudeva in quella polverosa e fredda tana e suonava fino a notte fonda, alzando al massimo il volume dello stereo e improvvisando su vecchi pezzi blues. Qualche volta, poi, invitava anche qualcun altro...


E, in breve tempo, la tana divenne il "Centro".

E al "Centro" si trascorrevano i Natali, i fine settimana e le calde serate estive.

Tutti assieme, chi seduto sul divano sfondato, chi a gambe incrociate accanto alla stufa della nonna e chi sulle sedie sgangherate.



E, bruciandosi i polmoni con il Golden Virginia e mischiandosi il sangue col vino, si vibrava di musica...

§§§

Zazie ricorda particolarmente la sera di quel Natale in cui si aspettò salire il caffè dall'una alle tre di notte, temendo che Urfa si fosse dimenticato di mettere l'acqua e sorridendo nel guardar Bertu tagliare il salame e fumare un joint. E intanto Yale cantava e Sabina rideva...



§§§



C'erano novità, c'erano notti che per niente al mondo Zazie si sarebbe persa...

E

invece le perse

Perché, anche lei, per certi versi, diede un calcio a quel mondo.


Così, forse senza un apparente motivo... Senza una ragione precisa, perché Zazie aveva vent'anni ed era povera di realtà e ricca di sogni. E perché la stavano trascinando cose più grandi e più forti di lei, cose che le avrebbero inciso la carne...


... Zazie si dileguò e si rinchiuse in un Palazzo di Vetro, meraviglioso quanto, allo stesso tempo, fragile.

Poi un lampo e un tuono...



E la pazzia...

Nuovamente quel "Centro" tanto amato, nuovamente scalza su quel polveroso e freddo pavimento, nuovamente il buon vecchio Giuliacci, il silenzioso Ivan, il merendero Yale e la solare Sabina.



Un salame casereccio, della birra chiara e le Camel Light. La tùberia di quei giorni e le chitarre. Le dita dolenti e le corde che si spezzavano.



Ed Elisa che un po' suonava il flauto traverso e un po' accordava la chitarra. Una sigaretta fra le dita, i capelli spettinati e il viso pulito. Una maglia sformata e le lentiggini...



E non so se sapesse davvero quant'era bella...



Zazie s'era persa e quasi non sapeva tornare, poi, Signori, prese coraggio e riuscì a voltare la carta...

§§§



"Quanti anni sono passati e andati via, molte volte abbiamo perduto e molte vinto e molte le strade che quegli amici hanno preso e ciascuno di loro io non l'ho visto più. Vorrei, vorrei, vorrei invano che potessimo di nuovo essere insieme in quella stanza! Diecimila dollari al cadere di un cappello darei volentieri se la nostra vita potesse ritornare così!"



Il sogno di Dylan, il sogno di Zazie.
Ma Zazie diecimila dollari al cadere di un cappello non li ha dati e la sua vita, seppur per una sera, è tornata così, com'era allora...

Leggera,
vellutata,
setosa.


E c'è chi crede che questa sia l'ennesima Storia Disonesta, un racconto da Banda degli Zulù...
Ma io dico che, se anche fosse peggio, questa vita non la cambierei!

Allora grazie Rosso!

E voi, Lettori, sorridete almeno un poco!
Sorridete almeno per la "vostra" Zazie...

Mittwoch, 6. Juni 2007

Waiting for Godot... Non si può coprirsi le spalle e aspettare Godot. E no! Si però...



"Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot,
dormo tutte le notti aspettando Godot.
Ho passato la vita ad aspettare Godot.



Nacqui un giorno di marzo o d'aprile, non so,
mia madre che mi allatta è un ricordo che ho
ma credo che già in quel giorno, però, invece di poppare io aspettassi Godot.

Nei prati verdi della mia infanzia
nei luoghi azzurri di cieli e acquiloni,
nei giorni sereni che non rivedrò
io stavo già aspettando Godot.

L'adolescenza mi strappò di là,
e mi portò ad un tavolo grigio,
dove fra tanti libri però,
invece di leggere aspettavo Godot.
Giorni e giorni a quei tavolini,
gli amici e le donne vedevo vicini,
io mi mangiavo le mani però,
non mi muovevo e aspettavo Godot.

Ma se i sensi comandano, l'uomo obbedisce,
così sposai la prima che incontrai,
ma anche la notte di nozze però, non feci nulla aspettando Godot.

Poi lei mi costrinse ed un figlio arrivò,
piccolo e tondo urlava ogni sera,
ma invece di farlo giocare un po',
io uscivo fuori ad aspettare Godot.
E dopo questo un altro arrivò,
e dopo il secondo un altro però,
per esser del tutto sincero dirò,
che avrei preferito arrivasse Godot.
Sono invecchiato aspettando Godot,
ho sepolto mio padre aspettando Godot,
ho cresciuto i miei figli aspettando Godot.
Sono andato in pensione dieci anni fa,
ed ho perso la moglie acquistando in età,
i miei figli son grandi e lontani però,

io sto ancora aspettando Godot.


Questa sera sono un vecchio di settantanni,
solo e malato in mezzo a una strada,
dopo tanta vita più pazienza non ho,
non posso più aspettare Godot.
Ma questa strada mi porta fortuna,

c'è un pozzo laggiù che specchia la luna,
è buio profondo e mi ci butterò,
senza aspettare che arrivi Godot.

In pochi passi ci sono davanti,
ho il viso sudato e le mani tremanti,

è la prima volta che sto per agire,
senza aspettare che arrivi Godot.
Ma l'abitudine di tutta una vita,
ha fatto si che ancora una volta,
per un momento io mi sia girato,
a veder se per caso Godot era arrivato.

La morte mi ha preso le mani e la vita,
l'oblio mi ha coperto di luce infinita,

e ho capito che non si può, coprirsi le spalle aspettando Godot.

Non ho mai agito aspettando Godot,
per tutti i miei giorni aspettando Godot,
e ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte,

ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte..."


(Claudio Lolli _ Aspettando Godot)





Zazie, durante gli anni del Castello Incantato, si alzava alle 6.45 e la prima cosa che faceva era quella di accendere la sua vecchia Sony, bianca di borotalco, senza l'antenna e scheggiata sugli angoli. Le frequenze della Sony passavano pezzi italiani anni '60...


Perché, in fondo, Zazie era una nostalgica e al mattino le piaceva svegliarsi soft...


C'era un pezzo che passavano sempre... Ed era Aspettando Godot.


Ma lei, che fosse del Lolli, ancora non lo sapeva...



Sì pettinava la chioma jopliniana fischiettando "Godot" e beveva al volo la sua spremuta pensando a che cose stessero facendo Susan dei Marinai o Madama Dorè. E se la sua fosse o meno Una Storia Disonesta... Sì, come quella del Rosso.




Poi chiudeva la porta dietro di sè e, con le cuffie del walman nelle orecchie e il sole che timidamente cominciava a spuntare, si dirigeva, con andatura dinoccolata e le mani affondate nel golfone sformato, verso la Piazza Maggiore, dove l'Amico dagli Occhi di Ghiaccio stava già facendo roteare una Camel fra le dita...
Ah, il tabagismo adolescenziale... Ah quelle fredde mattinate in cui si aspettava l'autobus sfumacchiando e parlando delle interrogazioni, del disco che si era ascoltato la sera precedente o del concerto al quale si desiderava andare... Perché Vecchioni al Morino o al Milanollo e Guccini al Palazzetto non li si potevano perdere per nulla al mondo.


Ma questa... forse... sarebbe un po' un'altra storia. Sì, un'altra storia del Saluzzese.



° E scusate soltanto se, ora, Zazie, ha una lacrima sul viso...°


Samstag, 26. Mai 2007

Vagabonda sono, vagabonda resterò. E' parola di Steinbeck



“Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m’assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l’età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un’età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la vecchiaia a giovarmi. Nulla ha funzionato. Quattro rauchi fischi della sirena di una nave continuano a farmi rizzare il pelo sul collo, e mettermi i piedi in movimento. Il motore di un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino uno sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l’antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile”.

(John Steinbeck, Viaggio con Charley, 1962)
° Perchè sono nato sperso e non mi piace ritrovarmi °
... Perchè sono nata spersa e non mi piace ritrovarmi?

Donnerstag, 17. Mai 2007

Back Pages... Appendi la chitarra al muro e tu, dannato assassino onirico, comincia a fuggire, questa è una storia del Saluzzese


(Una stanza in penombra. Una ragazza siede a gambe incrociate su una coperta di lana grezza. In silenzio...
Morfeo lancia i suoi sassolini, grigi come le pietre della montagna, e intona il suo sempiterno e melodioso canto.
La ragazza tende l’orecchio, ma la sua anima non s’abbandona al folle sonno e non migra nel giardino dei fiori di loto…)


“Ci sono cose che non rimangono come volevi tu, come le rose che ti ho regalato…”

Un ragazzo di periferia e la sua chitarra.
Qualcuno disse che quelle sue parole racchiudevano il germe della verità…
Qualcuno…


Assassino onirico!
Assassino onirico!
Assassino onirico!
(Gridano i coreuti. Ed escono di scena).



Quattro anni. Quattro anni trascorsi ciascuno a rincorrere i propri, ciascuno a percorrere il proprio scosceso sentiero.
Millequattrocentosessanta giorni.
Millequattrocentosessanta giorni possono quasi sembrare l’Eternità…


… Avido lettore, ora come ora, questo potrà sembrarti un racconto triste. O fantastico. Forse lievemente surreale. Melodrammatico. Perché no? Patetico. Può anche essere.


Avido lettore, essendo chiara, sarai comunque libero di interpretarlo come meglio credi! A te la totale libertà, ma sappi soltanto che questa… questa è una storia… una storia del Saluzzese.


Ci sono storie del Bronx, quelle con De Niro e Palmiteri. E ci sono le storie del Saluzzese punto.
Questa è una storia del Saluzzese.


Ordine!
Chiarezza!
Razionalità!
(Gridano nuovamente i coreuti. Ed escono di scena).


-Coreuta, stasera hanno trasmesso Ritorno al Passato…


I sentieri di sedici fanciulle sono tornate ad incrociarsi. In una pizzeria che porta il nome di “gusto” tipicamente mediterraneo, sedici fanciulle si sono ritrovate assieme con dentro l’irrefrenabile desiderio di raccontare e di raccontarsi. Chi con una fede al dito e chi con un bambino a casa. Chi con il solito sorriso e chi con i medesimi sogni. Chi già terribilmente donna e chi ancora dolcemente fanciulla.

La ragazza strizza l’occhio al lettore.



-Coreuta,
c’è il Piedevagabondo e il Piedestabile…
Voglio dire, c’è chi deve ancora conoscere il proprio destino e rincorre quel che dovrà diventare il suo futuro e chi, per contro, s’è già _prematuramente forse? Forse._ scontrato con il proprio domani e l’ha fatto suo.

-Ragazza,
questa è la vita. E la vita scorre per ciascuno in un modo differente. Dipende sempre dal vento...
(La ragazza appare perplessa, ma sorride).


Avido lettore, sappi ancora che, da questo punto in poi, non risponderò più di nulla. Sappi soltanto questo.

Chi con il “passobus”; chi con due metri di gamba scoperta; chi con le scarpe eleganti ai piedi ma quelle da battaglia nascoste sotto il sedile della macchina; chi con l’andatura da segretaria del notaio; chi con una sigaretta fra le dita; chi con il suo sempiterno portamento slanciato e la sua voce soave; chi con i biondi capelli al vento e un cellulare parzialmente distrutto in tasca; chi con la sua dannata bellezza mediterranea; chi con il suo allegro sorriso e frizzante vitalità e chi con tutta la sua ambiguità.

All’avido lettore è consentito ridere.

Ogni chi… una vita pulsante.

Verso i portici sotto i quali una parte, purtroppo e non purtroppo, di Oceano Mare saluzzese ci si ritrova nelle lunghe e afose serate estive. E poi verso il locale del movimento, quello in cui non è contemplato bersi una birra in religiosa pace. E poco dopo, il Pianeta dell’Inferno. Lettore, il Pianeta dell’Inferno!

Madame e Monsieur, cominciate a danzare…

Un’orchestra di sintetizzatori e batterie elettroniche.
E poi il Rottame. E I Bambini Non Vanno Bene, si sa My Sharona…

E il cuore di quelle fanciulle all’apparenza così serie e posate esplode. Schizzano brandelli di fibra ovunque.

Daniele Groff alla ricerca della sua Daisy e dei suoi mille pensieri; un gentile giovanotto dalle fattezze tipicamente piemontesi e la sua ferraglia fra i denti; un poco languido danzatore latino americano e il suo petto ritoccato.

E le fanciulle, conduttrici di elettricità, che rilasciano energia attorno a sé e ridono. E ridendo, riavvolgono la pellicola della loro giovane vita e rivivono ogni piacevole sensazione dei giorni passati.

E rivivono,
E rivivono.…


Dioniso si appresta a ripulire il Pianeta dell’Inferno e a lasciare le briglia del tempo in mano al razionale Apollo.
E via, verso il mattino… Gli animali strani cominciano a prendere il volo…
Avido lettore, è anche libero di fraintendere. Oh già!
E’ il momento del congedo…

Cristallizzate il Tempo,
cristallizzate il Tempo,
cristallizzate il Tempo!
(Gridano i coreuti. Ed escono di scena).

-Coreuta,
purtroppo non è in nostro potere! Il tempo non s’era fermato allora, in quei meravigliosi anni dell’illusione, e non si fermerà neppure stanotte…
Dannazione coreuta, dì qualcosa!

-Ragazza,
Morfeo sta diventando impaziente… Abbandonati al suo canto…

-Coreuta,
lascia stare… Questa per te è stata soltanto una storia del Saluzzese. Tu non potrai mai capire!


Avido lettore, credo vestirai anche tu i panni del Coreuta.
Invece, lettore onnisciente e quasi al di sopra di tutte le parti, per te questa sarà molto di più.
Molto di più.
Molto di più.


E punto e chiuso.


“Ci sono cose che non rimangono come volevi tu, come la rosa che ti ho regalato…”


Ragazzo di periferia, appendi la tua chitarra al muro e smetti di cantare. La verità non sai neppure cosa sia.

E tu che dicesti che quelle sue parole racchiudevano il germe della verità, tu dannato assassino onirico, comincia a fuggire.


(La ragazza scioglie le sue gambe e si distende sotto la coperta di lana grezza. Cala il sipario).
° Fine °

Donnerstag, 10. Mai 2007

In The Court of Fernanda Pivano... Nanda's eyes. The Beat Goes On


"Gli occhi di Nanda: occhi che sanno piantarsi nei tuoi quando, tirandosi fuori per un attimo dai pensieri più cupi, il suo viso d'improvviso si accende e ti vede davvero. Così si devono essere piantati in quelli di Hemingway, di Pavese, di Ginsberg, di Corso, di Kerouac, di Dylan. Occhi che indagano, urlano, piangono, ringraziano, smuovono montagne..."
(Guido Harari in "The Beat Goes On")


"Quando ero arrivata a Cortina, quel 10 ottobre 1948 all'Hotel Concordia, avevo passato la notte con Hemingway in una stanza ancora odorosa di guerra, lui ancora intriso di guerra, il mondo ancora offeso dalla guerra, il futuro oscuro; e la scoperta che la sola speranza era nel passato di un mondo che non aveva conosciuto la dittatura."
(Nanda with Hemingway)




"Che emozione, che orgoglio, che felicità quella sera a San Francisco, in attesa del concerto di Bob Dylan, quando Allen Ginsberg mi aveva portato in un bar e ci siamo accoccolati davanti a un piccolo jukebox ad ascoltar Mr. Tambourine Man. Ginsberg mi aveva spiegato che finalmente il loro, il nostro messaggio era esposto senza poter suscitare interventi della censura, e i nostri sogni sarebbero entrati nei jukebox di tutto il mondo, le nostre speranze sarebbero state conosciute da tutti, le nostre illusioni sarebbero state proposte a tutti. Così è stato. Mr. Tambourine Man è diventato segretamente l'inno di tutti i ragazzi che credevano nella libertà..."


(About Dylan's concert at Berkeley Community Theater, 3 dicembre 1965)



("Mr. Tambourine Man", Newport Folk Festival, 1964)



"Il beat è amare la vita fino a consumarla..."
(Jack Kerouac)


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"... si faceva di tutto, letteralmente di tutto, quando si riusciva a vedere attraverso il fumo indovinate un po' di che cosa. Io naturalmente dovevo tradurre al buio e sulla parola le poesie che i miei adorati amici avrebbero letto la notte. Ci volevamo bene. Tanto."
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... Quanto la amo quell'America, quanto amo quel sogno americano.
Non me ne vergogno neppure io, Nanda...
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*Perché eri in grado di sognare
Because you was able to dream...*

Samstag, 5. Mai 2007

Thunders On The Mountain... E viene il tempo di dire parole... La libertà di volare

"Bastava un niente:
un campo verde,
una corsa e poi
a pescar sul fiume.
Bastava un niente
per sorridere
una bugia
per esser grande..."


Il papà di Jo possedeva una vecchia "fisa" dal colore dell'ebano... Il suo legno era liscio, scheggiato soltanto sugli angoli, e il suo profumo molto forte: odorava di passato e di estati trascorse lungo i fiumi; di feste di paese e di cene nei grandi cortili.

La suonava spesso la sera, quando il sole era in procinto di nascondersi dietro il Monviso e i grilli prendevano a gracchiare...

Ricordo che terminava con calma la sua Nazionale, aspirando intensamente, e che, dopo essersi seduto sulla paglia accanto alla stalla, cominciava a sgranghire le sue stanche e nodose dita con un paio di semplici accordi.


Mi piaceva starlo a sentire...



Così, la sera, scendevo in cortile assieme alla nonna e il nonno, e lui suonava per noi e per i garzoni e i ragazzini dalle ginocchia sbucciate.
Le donne del cortile cantavano, mentre Jo ballava scalza... Io, semplicemente, restavo a guardarlo e mi pareva che ogni cosa, attorno, avesse smesso di respirare...




Nell'aria, odore di erba e di terra,
di fieno, paglia e tabacco...



Il papà di Jo era un uomo taciturno e chiuso e sembrava sempre che vivesse aspettando la Fiera di San Chiaffredo o l'ora in cui le sue bestie andavano munte. Ma aveva gli occhi velati di una strana dolcezza e il cuore puro.
Era un uomo di altri tempi..



Di quegli anni, ricordo anche i temporali estivi...
Impetuosi e freschi.

Era sempre Lupo a fiutarli per primo... Tendeva le orecchie e cominciava a latrare e ad agitarsi. Poi correva sotto il capanno degli attrezzi e non c'era più verso di farlo uscire. Il suo pelo diventava ispido e i naso gli si seccava...
Spesso, quando scoppiavano i temporali, noi si era lungo il fiume o alla Casa di Cappuccetto, una vecchia abitazione colonica che qualcuno aveva costruito alle porte del "nostro" bosco di pioppi.
C'erano estati in cui il Varaita era talmente secco che lo si poteva attraversare senza bagnarsi i piedi e senza paura dei mulinelli.
E quelle, per noi, erano senza ombra di dubbio le estati migliori...


Giocavamo alla famiglia senza genitori... Jo e Graziella erano le sorelle più grandi, mentre Roby, Cristina, Dario ed io i fratellini più piccoli. Altre volte, semplicemente, giocavamo a Strega Tocca Colore, nonostante, nel "nostro" bosco, tutto fosse quasi un'impresa.



Assieme ridevamo molto...
A me, però, piaceva anche esplorare la Casa di Cappuccetto...


Era una vera stamberga, cadente e senza porte nè finestre; le pareti erano tutte scritte e nella stanza che un tempo, forse, era stata una camera da letto, c'era un vecchio materasso buttato a terra. Sicuramente qualcuno, la sera, lo utilizzava per dormire... E questa cosa mi terrorizzava e affascinava allo stesso tempo.

C'era addirittura chi raccontava che l'Abitante Segreto della casa colonica fosse Aùnde, un vecchio senza denti e con i capelli lunghi che girava il Saluzzese, di cascina in cascina, su un triciclo rosso.

Aùnde aveva il corpo di un vecchio ma la mente e il sorriso di un bambino e aveva sempre voglia di cantare. A comando fingeva anche di fare il morto...
E noi bambini impazzivamo letteralmente...

Quando arrivava in cortile, suonava la trombetta che aveva legato al manubrio del suo triciclo e noi gli correvamo incontro dicendo: "Aùnde, bang... Ti abbiamo sparato". Lui si buttava a terra, così, ovunque fosse, e lì vi rimaneva per un paio di minuti, poi ricominciava a ridere e a cantare.

A chi andava raccontando che Aùnde, la notte, dormisse sdraito su quello sporco e polveroso materasso della Casa di Cappuccetto, io non credevo...
Volevo continuare a credere che avesse una casa.

Quando scoppiavano i temporali, la paglia e la terra cominciavano a sprigionare un odore particolare e il cielo si tingeva improvvisamente di scuro...
Spirava vento e gli alberi ondeggiavano...

E se noi si era lungo il Varaita, non rimaneva altro da fare che correre a per di fiato e raggiungere il Cascinale.

Dario urlava sempre e faceva spaventare Cristina, Jo correva con Roby in braccio. Mentre io ridevo e cercavo di leccare la pioggia che mi bagnava il viso...

Ricordo che, una volta, ci vennero a riprendere con la Ritmo azzurro pastello...
Il tragitto a sei fu uno spettacolo. A Roby, che era il più piccolo, facemmo posto nel cofano...

I temporali sono una delle cose che, davvero, ricordo meglio...

Mi affascinava la loro potenza e, sovente, mi immaginavo che, nell'alto dei cieli, ci fosse qualcuno che stesse litigando...
Ricordo che, spesso, al Cascinale, durante queste ire funeste, mancava spesso la luce...
Così la nonna, con il suo fare pratico, accendeva una candela che teneva in cantina, accanto alle botti di vino, e faceva scaldare della menta...
E dopo la tempesta...
la quiete...

E il calore umido che sprigionava la terra
era una bella sensazione sui piedi nudi...

La natura sembrava impazzire di vita,
pungente ogni suo odore...
"Crescerai, imparerai.
Crescerai, arriverai.
Crescerai, tu amerai.
Il rimpianto rimarrà di quell'età,
di quell'età ..."
Bastava un niente per sorridere...
Dunque, che questo niente continui a...

Montag, 30. April 2007

Let Zazie Die In Her Footsteps... Annusando glicini e graffiando papaveri

Zazie crebbe con i suoi nonni materni e presto cominciò a disegnare e a raccogliere i suoni e i rumori che sentiva in un vecchio registratore della Sony.
Andava in bicicletta con il nonno e sedeva per ore sotto il castagno di Rina e Tonino. Annusava anche il glicine...
Giocava lungo il fiume, passeggiava nei boschi raccogliendo violette e correva in mezzo al fieno.
Parlava con tutti gli anziani e accarezzava gli animali.

Non aveva paura di sporcarsi,
la terra sotto le unghie e i piedi neri le piacevano.


Zazie inaugurò l’epoca dei Grandi Viaggi in Europa l’estate dei suoi quindici anni e, a diciotto, a Berlino, suonò “Wind of change” degli Scorpions lungo l’Unter den Linden, nonostante il freddo di quella sera e la voce che a forza di cantare se stava andando, e accettò i tre marchi da quel pazzo che l’aveva guardata ed ascoltata per tutto il tempo della canzone.


Zazie sognava ad occhi aperti e studiava la sera; sentiva i grilli cantare e beveva the freddo. Erano gli anni in cui se dormiva, le pareva di perdere attimi di vita e di sprecare il suo tempo...
Ammirava la perfezione cristallina e la razionalità che Apollo conferiva al giorno, ma era affascinata dalla potenza irrazionale che Dioniso donava alla notte.
Zazie pianse all’esame di maturità e, il giorno dei risultati, si sedette con Manu sulle grosse pietre lungo il torrente che scorreva non lontano da casa sua. Parlarono di speranze, di sogni e di come, presto, purtroppo, sarebbe cambiata ogni cosa.

Zazie si addormentò ragazza
e si risvegliò, un mattino, "donna".
Arrivarono gli anni dell’università...
Il fascino e la paura di quel mondo nuovo che, giorno dopo giorno, si apriva davanti ai suoi occhi.

Aveva cominciato a bere il caffé, ma senza zucchero le sembrava davvero troppo amaro. Una bustina era poco, tre bustine erano troppe. Due bustine l’ideale. Le piaceva prenderlo ogni mattina e macchiarlo con il latte caldo.
Due volte la settimana, Zazie andava in sala prove con le Gazelle nere e i calzini di due colori diversi, giocava con il pedale del wa-wa e si divertiva ad agitare i capelli. Erano crespi e di un colore indefinibile, fra il ramato e il castano chiaro. Fumava con gli altri seduta su quel vecchio e polveroso divano, beveva coca cola o birra calda e sgasata e, spesso, si inciampava nei fili degli amplificatori e perdeva il plettro.
Poi quel periodo finì...
E con esso, finirono i lunghi discorsi a casa dell’unico amico con i genitori che andavano in vacanza per un mese, le serate rhum-succo alla pera-tabacco di Stefano-musica, i viaggi sulla panda bianca, le pedalate in due su una bici e con un cuscino sotto l’ascella e le chiacchierate al giardinetto fino al canto dei galli cuneesi.


Il lato oscuro della vita
la sorprese al termine del primo anno di università.
...


A Zazie piaceva di più sognare, la sera, guardando il soffitto della sua fredda stanza o il cielo stellato dell’estate, e immaginarsi un mondo perfetto e buono.
Nonostante questo, ora come ora, non vuole perdere la speranza.
Non le importa più di tanto se la strada sterrata che ha deciso di percorrere è battuta soltanto da poche altre anime e, soprattutto, desidera poter essere sempre in grado di guardare la sua zolla con gli occhi di un piccolo bambino...

Animals and birds, cigarettes and tobacco...




§ Electric mind... §

Donnerstag, 19. April 2007

It clothes the material of illusions, fogs, memories, sorrows and perfumes... Ritratti

"La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l'erba voglio
ma può essere complessa come la vita.
La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell'aria leggera,
una macchia azzurra,
una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente..."


Era metà aprile e c'era un qualcosa che Greg, il metallone scout in perfetta tenuta da ex-liceo scientifico e Zazie aspettavano da tempo... Dall'inverno, forse... Da quell'inverno che era stato freddissimo. Così tanto freddo da spaccar la pelle delle mani e far screpolare le labbra...


Il sole cominciava a scaldare e, nell'aria, si sentiva un forte odore di lillà ed erba bruciata; le pagine del saggio su Poe giocavano a rimpiattino con il vento e quasi parevano risvegliarsi anche loro. Come ogni cosa in quella primavera...
Ma Zazie non se ne curava, la sua mente era altrove...
Attendeva impaziente il respiro che avrebbe portato la sera, mentre una farfalla danzava da un tulipano nero a una rosa rossa...


Quando era stata in Olanda, aveva comprato dei semi di tulipano. Non le piaceva il nero, no: in quegli anni si vestiva sempre coi colori della terra e del sole... Però quei tulipani dalle sfumature d'ebano l'affascinavano...
Una primavera più tardi, il suo giardino era l'unico nel quale fossero sbocciati dei fiori scuri come la pece..


Il campanile segnò le 18.30...
E Zazie cominciò ad agitarsi...
Poi il rombante rumore di una Panda... E Greg in Puma sfondate e il metallone scout in perfetta tenuta da ex-liceo scientifico.


Andavano all'appuntamento con un Santo Bevitore...



Un Cyrano novecentesco,



un Odysseus dei giorni nostri...



Uno che aveva vissuto le sue Stagioni...

A Cuneo la bisa. La solita che si sente anche sul piazzale della Drancia... Soltanto un po' più pura. Perché a Cuneo la bisa sa di montagna ma anche di mare...


Il piazzale del Palazzetto era gremito di gente e i baldi giovinastri quali erano cenarono seduti sul cofano della vecchia Panda con birra chiara, vino nero e salame casereccio. Poi un po' di Old Holdborn giallo...
Greg aveva imparato a rollare in una notte di molti anni prima, a casa di Stefano... Un solo gesto e uscivano delle sigarette praticamente perfette...


Non erano ancora le 20 che già c'eran ragazzi fin sotto il palco... Chissà se avrebbe fatto Lettera...

"La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa,
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.
La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento,
fatta di pane, vino, sudore,
lunga una vita, lunga un momento..."


D'un tratto il Santo Bevitore, illuminato a giorno e osannato da tutti.
E i bicchieri di nero si levarono al cielo...
Un'emozione, sì.






Nessuna Lettera...
Quattro Stracci,
Ritratti
e Farewell.



Poi La Locomotiva...
E i corpi dei ragazzi furono un tutt'uno.


Dietro di loro spuntò anchel'Irlandese Ubriaco... In tuta Adidas del liceo, t-shirt sbiadita e scarponcino da montagna. Pugno alzato e riccioli ribelli. Forse non era accompagnato da nessuno... Anche lui lì per il Santo Bevitore...


Zazie era felice...



"... fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare..."




Certo l'acustica del concerto era stata quel che era stata, però s'era respirata un'aria balsamica e si era percepito il portentoso potere della Canzone...

Greg, il metallone in perfetta tenuta da ex-liceo scientifico e Zazie tornarono all'ameno paesello sorridenti, parlando di avventure scout e di viaggi, ma, prima di rincasare, si fermarono ancora a fumare un po' di tabacco...


E da quella sera, per loro, la Primavera divenne birra chiara, salame casereccio, Santo Bevitore e Old Holborn giallo.



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Dovete scusarla, ma ogni tanto Zazie si mette le ali e con le parole gioca a rimpiattino...
E questo è il suo ennesimo stralcio che, fatto di fumo, veste la stoffa delle illusioni, nebbie, ricordi, pena e profumo.
Ma grazie,
Santo Bevitore...

Samstag, 7. April 2007

Di questa cosa che chiami vita... E il sipario si alza. Perchè oggi mi ricorda ieri

"In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito
di neve, di pioppi e di parole..."


L'orologio segnava circa le ore 9.00 e Zazie aveva già scarpinato da Porta Nuova a via Valperga, attraversato San Salvario e gettato rapido uno sguardo a Scavino-Musica quando, davanti alla piccola facoltà, poteva cominciare a scorgere i pilastri portanti della Geologia: il glorioso Maurone, abile rollatore di Golden Virginia; l'amico Pippo, valoroso e simpatico ciclista cuneese; il sorridente Magister che, con sguardo particolarmente interrogativo, domandava a chiunque quali lezioni dovesse seguire; il possente Roby in compagnia della sua dolce Glenda; il metallone scout in in perfetta tenuta da ex-liceo-scientifico; lo smilzo Ben, prototipo dell'animatore perfetto, e il fascinoso Greg in Puma sfondate e zaino della Deuter. Il bello della Geologia.
Sì, perchè il bello della Geologia era proprio lui. Non la petrografia, nè, tanto meno, il quaternario...

Zazie inaugurava le sue giornate così, sfumacchiando con i Pilastri della Scienza e sorridendo a quel nuovo sole. Poi, intorno alle ore 9.20, saltava al volo sul 16, il tram che la portava dalla facoltà di Geologia al suo bigio Palazzo della Discordia, e cominciava a fischiettare "Lettera" di Guccini, seguendo i giochi di luce sulle acque increspate del Po e ammirando la collina torinese.
L'ascoltava ogni mattina...

"Son tornate a sbocciare le strade,
ideali ricami del mondo,
girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia
sfidando tutto senza confini
frantumano un attimo quella boria,
grida di rondini e ragazzini..."

E davvero Zazie aspettava sempre l'inverno per poter desiderare una nuova estate.

A quell'ora, il suo Bigio Palazzone era silenzioso e ancora avvolto nel torpore della notte e Zazie, come un gatto selvatico, scivolava lungo le vetrate dell'atrio e raggiungeva il terrazzo di cemento: l'unico posto dal quale era possibile scorgere un frammento delle sue amate montagne.

Ed era come se si sentisse sciogliere e scomparire.

"Ma il tempo, il tempo chi me lo rende,
chi mi da indietro quelle stagioni di vetro e sabbia,
chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni.
Gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l'arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti..."

Zazie annusava la Primavera...
E sì, starnazzava ancora, ma almeno provava a volare.
E ci provava ogni giorno.

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Questa, a differenza di altre, non è una storia del saluzzese.
E' una storia, semplicemente.
La storia di Zazie e dei suoi Amici.
E la potrete trovare stramba, banale oppure melodrammatica. Ebbene, sarete liberi di considerarla come meglio crederete.

Questa storia potrà sembrarvi un nulla.
E sarà più che legittimo.

Ma vogliate soltanto ricordare che per Zazie quel Nulla era Tutto.

Dunque ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontate a lei che cos'è la Libertà...

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Un calice al cielo e un brindisi a tutti quei Pilastri che mi sono stati accanto.

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(Nuovamente a coloro che c'erano e a coloro i quali avrebbero dovuto esserci o voluto esserci...)

A Taste of Velvet


*Vellutato il sapore dell’assenzio,
brucia il cuore;

una dolce nube di fumo nella fredda aria…

Il cielo sopra le nostre anime,


universi cosmici nelle nostre menti...*


*The wormwood taste is velvet,

it burns my heart;

a sweet cloud of smoke in the air...

Sky over our souls,

cosmic universes in our minds...*

Mittwoch, 4. April 2007

Farewell Одеська.. Burst of Joy, roar of Rage


Ore 21.30




Farewell Одеська.


Scrivo soltanto questo.
Addio Odessa.


Ho le spalle rivolte al Mar Nero e il capo ricurvo su questo sporco taccuino; e vedo unicamente pagine ingiallite dal sole e tracce di una grafia nervosa, ma forse, se solo trovassi il coraggio di alzarmi e di correre verso l'ultimo vagone, potrei tentare ancora una volta, l'ultima, di far mio il colore del